Capitolo 6 Un oscuro avviso.
Sereluna, i quattro Cavalieri e i coniugi Willis con il loro bambino si erano riuniti per una serata di relax: lettura, una vecchia videocassetta di un film leggero e tanti snack. Sereluna era comodamente seduta sul divano con una coperta sulle gambe, un sacchetto di noccioline in mano e un mazzo di carte con cui faceva solitari semplici.
Maria, la cameriera di mezza età che lavorava per loro da qualche mese, stava servendo tisane calde. Ad un certo punto sentono bussare e aperta la porta si presenta un monaco che consegna un manoscritto a Lirian pregandolo di leggerlo con attenzione.
Lirian si mette in disparte e legge mentre tutti vedono un film Disney! Dopo un poco ritorna con un' espressione Seria e si siede.
Cosa ti hanno mandato a dire? Chiede Sereluna. Non capisco perché parlano di Simka. Di gente che ha ricevuto l' addestramento da cavaliere fatato ma si è data a pratiche malvagie, quindi usa poteri oscuri, e disturba persino i morti, tortura e uccide senza pietà. Dicono che dovremmo stare attenti.»
Kael Rosé (Lukas), che stava ridendo per una battuta di Elyn Blonde
si voltò verso di lui con il suo solito sorriso da cartone animato «Lirian, i Simka erano cavalieri fatei che avevano praticato le arti oscure e per questo erano stati cacciati dall’ordine ai loro tempi. Lo stesso imperatore oscuro Parsek era nato sotto l’ala protettiva dell’ordine per poi rivoltarsi e decretarne la fine. Ma i soli Cavalieri Fatei in questo secolo siamo noi quattro. Nessuno finora ha apostatato dal nostro patto.»
Fece una pausa, inclinando la testa con aria divertita. " Significa che oltre a noi il Patto delle Quattro Direzioni deve aver addestrato qualcun altro ed è andata male. Ma loro non ci hanno mai detto nulla»
«No… non credo proprio.» Rispose Lirian.
Kael allargò le braccia perplesso «E allora perché gridano al lupo se il lupo non c’è?»
Thalorien si alzò e andò al telefono per chiamare il convento dei quattro Abeti, fece una lunga telefonata e alla fine riattacco'
"Cosa ti hanno detto? Devono parlare chiaro" Disse Elyn.
"Non hanno detto niente di particolare, ma mi hanno invitato al convento per Giovedì". Ammise Narenje "Non è il caso di pensarci proprio stasera". Interruppe Sereluna. "Ho avuto una settimana piena di prove, audizioni ed esibizioni. Lasciatemi riposare un po'".
Poi ridacchiando, torno' alle sue noccioline e al suo gioco di carte. Aveva completa fiducia nei suoi quattro cavalieri. Se loro dicevano che non c’era pericolo, allora non c’era. Si sentiva protetta, coccolata e felice.
Lirian Blank annuì con calma, invece Elyn Blonde si lamentò: "ci siamo persi la canzone dei pesciolini, riavvolgi indietro".
"Certo! Sei tu stesso un pesce lesso. Come negarti la tua canzone". Ribatte Kael.
Un bel Vaff di Elyn e la serata proseguì serena tra film, chiacchiere e risate.
Solo Narenje
(Darrel) rimase silenzioso per il resto della serata. Seduto in disparte, con lo sguardo pensieroso e i capelli castano-rossicci che gli ricadevano sulla fronte, non riusciva a scrollarsi di dosso un senso di inquietudine. Qualcosa nella chiamata lo aveva messo in allerta. Non disse nulla per non rovinare il momento, ma rimase perplesso tutta la sera.
Sereluna, ignara, gli lanciò una nocciolina ridendo. «Thal, rilassati! Stasera si gioca e si ride. Punto e basta»
Lui le sorrise debolmente, ma il dubbio rimase.
L' indomani pomeriggio Thalorien si presentò al convento con espressione seria. "Ieri sera uno di voi è venuto da Sereluna ed ha consegnato questo manoscritto. È evidente che avete dei sospetti anche se non capisco su chi".
"Capirai" risposero i monaci.
"Capire cosa? Avete addestrato qualcun' altro e vi si rivoltato? Forse ora è latitante".
"No, le tenebre sono il rovescio della luce. Se la luce c'è ci saranno anche loro. Voi
siete stati scelti per difendere la dea dalle forze del male, sia umane sia non.
Noi non siamo gli unici che conoscono il potere dell' antico mondo di Anec, né la dea è l'unica forza di quel mondo. Ci sono anche altre forze venute sicuramente per altri canali ed è giusto che sappiate."
Poi essi diedero ad Orange Tutta la documentazione disponibile: testi antichi, resoconti degli eremiti, qualsiasi cosa riguardasse le minacce dell'antico mondo di Anec specialmente i cavalieri caduti nelle arti oscure.
Thalorien prese quei documenti e passò una settimana a leggerlie e a riflettere.
Preso in disparte Lirian gli disse: «Ho studiato il malloppo che i monaci mi hanno dato» disse senza giri di parole. «Quello che ho letto è inquietante. Creature soprannaturali e mostri del mondo antico, portali temporali che collegano le varie epoche e soprattutto i cavalieri fatei rinnegati. Parsek era fra tutti il più potente, riusciva a corrompere la luce stessa, a trasformare i cavalieri fatei in servi delle tenebre. Se uno di loro è ancora vivo, o se qualcuno ha ripreso quelle arti oscure… Sereluna potrebbe essere in grave pericolo al concerto.»
Lirian lo ascoltò con attenzione, poi appoggiò una mano sulla spalla dell’amico. «Capisco la tua preoccupazione, ma perché proprio al concerto? Inoltre finora fortunatamente non abbiamo incontrato nessun Simka, quindi rilassati".
Prepariamoci al peggio. Usa i tuoi poteri protettivi: voglio che crei pozioni e incantesimi per curare malattie o ferite. Non si sa mai cosa potrebbe succedere in una città devastata dalla guerra.
Lirian fece una pausa, poi un mezzo sorriso gli illuminò il volto.
«Sai che Parsek aveva capelli rossicci e occhi verdi? Chi ti ricorda? Magari il Simka sei tu…»
Thalorien lo fissò per un secondo, poi scoppiò a ridere nonostante la tensione.
«Non è il momento di fare dello spirito, Lirian.»
Ma continuò a ridere, scuotendo la testa.
«E neanche di preoccuparsi così tanto. Noi e solo noi siamo i Cavalieri Fatei. Nessun altro. Finché nessuno di noi tradisce il giuramento… non c’è niente da temere. Prepariamoci all’evento e basta.»
Lirian annuì, più serio.
«Hai ragione. Ma meglio essere pronti.»
Nei giorni seguenti, Lirian White si mise al lavoro. Nel laboratorio nascosto dietro il convento creò: Una pozione guaritrice dal colore dorato, capace di richiudere ferite anche gravi in pochi minuti.
Un unguento miracoloso che rigenerava tessuti e attenuava il dolore.
Un incantesimo protettivo scritto su una pergamena, contenuta in un cristallo che lo rendeva potente.
Conservò i preparati in una valigetta, informando i colleghi delle precauzioni prese. Anche Thalirien, pur avendo sollevato la questione, sembrò rasserenarsi un po’.
Capitolo 7 il grande evento
Passarono alcuni mesi dalla tranquilla serata di relax. La vita di Sereluna proseguiva tra prove, concerti e momenti di normalità, ma l’ombra di un’inquietudine sotterranea cominciava a farsi sentire.
Poi una mattina arrivò una chiamata.
Il manager di Sereluna la contattò con voce emozionata:
«C’è un’opportunità importante. Una città colpita duramente dalla guerra civile e dal degrado. Le autorità locali e alcune associazioni umanitarie vorrebbero organizzare un grande concerto per portare speranza e raccogliere fondi. Pensano che la tua musica possa fare la differenza.»
Sereluna conosceva storie vere di artisti che avevano osato esibirsi in luoghi simili: Pavarotti a Sarajevo durante l’assedio, Bono e gli U2 che avevano suonato in zone di conflitto per dare voce alla pace, o cantanti che avevano portato concerti in Libano, in Iraq post-invasione o in città ucraine martoriate. L’idea di poter fare qualcosa di concreto la entusiasmò.
«Accetto!» disse senza esitazione. «È esattamente per questo che canto.»
Chiamò subito i quattro Cavalieri e ordinò loro di intensificare le prove.
«Voglio che sia perfetto. Non solo uno spettacolo: voglio portare vera luce in quel posto.»
Lirian Blank annuì con rispetto.
«Intensificheremo tutto. Saremo pronti.»
Elyn Gold sorrise con la solita spavalderia.
«Finalmente un palco vero!»
Kael Rosé
fece una battuta per alleggerire l’atmosfera, mentre Thalirien rimase più silenzioso del solito, lo sguardo ancora perso nei pensieri sui Simka.
Sereluna era felice e determinata. Non poteva immaginare che, mentre lei e i suoi cavalieri intensificavano le prove, un cacciatore maligno si stava già appostando nell’ombra.
Nelle rovine della città che avrebbe ospitato il concerto, una figura elegante e oscura osservava le planimetrie del palco e dei dintorni. Il maligno Simka, sorrideva freddamente.
Il palcoscenico era quasi pronto.
E lui sarebbe stato lì, dietro le quinte, in attesa.
La città scelta per il concerto si trovava vicino al confine tra due nazioni in guerra da anni. Era una città ferita: palazzi segnati da crepe e fori di proiettili, quartieri ancora senza luce elettrica, strade piene di profughi arrivati da zone più martoriate. Ogni tanto, nelle notti più silenziose, si sentivano in lontananza i tuoni sordi di bombardamenti occasionali.
Nonostante tutto, le autorità locali e diverse associazioni benefiche si erano impegnate a garantire la sicurezza dell’evento. Il palco era stato montato in una grande piazza centrale, protetto da barriere e sorveglianza discreta. Molti abitanti, stanchi di dolore e morte, avevano accolto l’arrivo di Sereluna come un piccolo miracolo di speranza.
La sera del concerto l’aria era fresca e tesa. Centinaia di persone si erano radunate: famiglie, giovani, anziani, profughi con gli occhi stanchi ma pieni di aspettativa.
Sereluna e i suoi quattro Cavalieri salirono sul palco con tranquillità sorprendente. Non c’era traccia di paura nei loro movimenti. Erano rilassati, naturali, quasi luminosi.
Sereluna indossava un abito semplice ma scintillante, i capelli platino che catturavano le luci del palco. Sorrise al pubblico, salutando con la mano.
«Buonasera a tutti voi» disse con voce calda e sincera. «Siamo qui stasera non per dimenticare il dolore, ma per ricordarci che anche nella notte più buia può nascere una canzone di speranza.»
I quattro Cavalieri, elegantemente vestiti nei loro completi caratteristici (con camice e cinture bianche, gialle, arancioni e rosa), si disposero intorno a lei. Lirian White le rivolse un cenno rassicurante, Elyn Blonde fece un inchino teatrale al pubblico, Kael Rosé strizzò l’occhio a un gruppo di bambini in prima fila, mentre Thalirien Na
renje rimase vigile ma calmo.
La musica iniziò.
La voce di Sereluna si levò pura e potente nella piazza. I Cavalieri danzarono con grazia e forza: movimenti fluidi, acrobazie controllate, giochi di luce cristallina che illuminavano la folla senza essere troppo appariscenti. La cassa di protezione e risonanza creata dai loro poteri avvolgeva silenziosamente il palco e parte del pubblico.
Molti tra la gente piangevano, altri sorridevano per la prima volta da mesi, alcuni cantavano insieme a lei. L’atmosfera era carica di emozione.
Sereluna era radiosa. Cantava con tutto il cuore, felice di poter portare anche solo un po’ di luce in quel luogo sofferente.
Nessuno di loro poteva ancora vedere l’ombra che si muoveva silenziosa ai margini della piazza, dietro le quinte del palco.
Il cacciatore maligno era già lì.
Durante lo spettacolo, dopo alcuni brani intensi e carichi di emozione, Lirian Blank e Kael Rosé presero il centro del palco.
«Questa è per voi» annunciò Lirian con un sorriso tranquillo. «Un piccolo omaggio alle nostre radici etniche.»
I due iniziarono un duetto vivace che mescolava folk strano, tarantelle scatenate e ballate mediterranee. Materializzarono strumenti fantasma — una chitarra luminosa, un tamburello scintillante e un violino etereo — che al pubblico sembravano solo spettacolari effetti speciali. Le luci danzavano intorno a loro mentre i due cavalieri cantavano e ballavano con energia contagiosa.
La canzone, apparentemente leggera e ironica, nascondeva in realtà un incantesimo protettivo contro le droghe e le dipendenze:
«Non avete bisogno di canne per essere forti e arrivisti,
se vi piace succhiare fatevi professionisti.
Le sostanze i problemi non vi fanno superare,
ma nel baratro vi possono precipitare…»
Il pubblico, soprattutto i più giovani, esplose in risate e applausi. Kael Pink concluse l’esibizione con un salto mortale assurdo e spettacolare, atterrando in ginocchio con un sorriso da buffone. Poi, con voce teatrale, gridò:
«Mettetevele tutte in… e non nel sangue!»
Sereluna rimase scioccata per un secondo, con gli occhi spalancati e la bocca semiaperta. Thalorien si batté una mano sulla fronte, mormorando:
«Razza di idioti…»
Ma il pubblico rideva di gusto, applaudiva e fischiava divertito. L’atmosfera si fece ancora più calda e complice. Molti tra la folla, soprattutto ragazzi che avevano visto la droga distruggere famiglie durante la guerra, sembravano aver colto il messaggio tra le righe.
Lirian e Kael tornarono ai loro posti con un inchino, ridendo sotto i baffi. Sereluna scosse la testa, cercando di trattenere un sorriso, mentre riprendeva il controllo del microfono.
«Questi sono i miei protettori…» mormorò tra sé, divertita e un po’ esasperata.
Lo spettacolo continuò tra emozioni, luci e speranza, ma nell’ombra, dietro le quinte, qualcuno osservava tutto con crescente interesse.
Sereluna decise di chiudere la serata con una canzone speciale.
Si avvicinò al bordo del palco, la voce improvvisamente più bassa e intensa:
«Questa è per tutte le vittime di questa guerra… e per chi è rimasto a lottare. Si chiama Forever Alive.»
Le prime note partirono dolci, quasi dolorose. Poi la melodia crebbe, diventando potente e piena di speranza. I quattro Cavalieri la accompagnarono con rispetto: luci soffuse, movimenti lenti e solenni, una cassa di risonanza che faceva vibrare l’aria di emozione pura.
Il pubblico cadde in un silenzio commosso, poi esplose in un delirio di applausi, lacrime e urla. Molti cantavano con lei, altri si abbracciavano. Era il momento più intenso di tutta la serata.
Anche se i poteri dei Cavalieri venivano scambiati per “effetti speciali spettacolari”, qualcuno tra il pubblico — soprattutto chi aveva già visto Sereluna in passato — cominciò a capire che c’era qualcosa di più. Qualcosa di vero.
La serata si concluse tra abbracci, ringraziamenti e un’ovazione lunghissima. Sereluna rilasciò alcuni autografi, sorrise a tutti con gentilezza e infine si ritirò con i suoi quattro protettori in una villa protetta poco fuori città, messa a disposizione dalle autorità.
Quella notte, però, qualcosa cambiò.
Un oscuro predatore proveniente da un mondo di maledizione inizio' la sua caccia e con passo svelto iniziò a mietere vittime.
Capitolo 8 l' attacco di un lupo maligno
Dopo un concerto epico in una grande piazza affollata, Sereluna (Lady Seren) ha compiuto veri miracoli:
La sua voce ha fatto alzare i malati terminali dai letti.
Le note basse hanno ricostruito muri crollati e ponti distrutti in pochi minuti, come se il tempo scorresse all’indietro.
Un ritmo potente ha placato una guerra civile in corso a poche decine di chilometri, facendo deporre le armi ai soldati in lacrime.
Esausta ma felice, la dea e i suoi quattro cavalieri si sono ritirati in una villa elegante sulle colline, proprio accanto a un’autostrada illuminata. Una notte tranquilla: luci soffuse, champagne, risate. I cavalieri (Blank, Narenje, Rosé e Blonde) stanno ancora in modalità “coreografi rilassati”, con i completi scuri sbottonati, ridendo delle scenografie del concerto.
Sereluna si sta struccando, stanca ma contenta, mentre assaggia con Kael olive in agrodolce e un Martini.
Maria serve il buffet e prepara tisane.
Elyn ad un certo punto dice ai compagni: "Non è tutto fin troppo calmo la fuori? Dopo un concerto del genere dovremmo essere assediati da fans e giornalisti, sarebbe così anche ad una serata di gala. Invece dopo un evento di tale portata sembra che tutto il mondo sia svanito".
Kael risponde: "Può darsi che siano tutti andati a letto come me tra poco. Infondo sono l'una di notte non è più serata. Ce li ritroveremo tra i piedi alla partenza".
"Sarà ma io non mi sento sicuro, andate a controllare" ribatte Elyn.
Sereluna risponde: "Dovrebbe esserci la sorveglianza, comunque tanto per sicurezza Lirian va tu".
Con un sospiro di stanchezza il cavaliere si alza e si affaccia alla porta ma ciò che vede è indescrivibile: le transenne di sicurezza sono state sfondate e i vigilantes e vari giornalisti giacciono a terra esami. Tasta i polsi ed avendo conferma dei suoi peggiori timori Lirian raggiunge i compagni con una faccia funerea: "Qualcuno li ha uccisi tutti".
Sereluna si alza tremando: "terroristi o guerriglieri i miei fans..no"!
Thalorien materializza una spada fantasma e si mette davanti Sereluna.
In quel momento l’irruzione spietata:
La porta principale esplode verso l’interno senza preavviso. Come una tempesta di oscurita' vivente entra un uomo dall’aspetto aristocratico-decadente. Somiglia a una versione dark e inquietante di Mandrake (il truffatore elegante di Febbre da Cavallo) mescolato al Maestro della Caccia di un episodio del cartone Futurama: zigomi sporgenti, viso maturo ma raffinato, occhi penetranti che brillano di un viola malato, baffi sottili e capelli grigio-rossi pettinati all’indietro con la
brillantina. Indossa una tenuta completamente nera: giacca nobiliare che sembra assorbire la luce, camicia nera, guanti di pelle scura, stivali da cavaliere con speroni che lasciano scie di fumo nero. Al collo porta un medaglione con un arco stilizzato spezzato (simbolo del suo culto segreto). Con un ghigno da Mandrake impazzito dice: "Buona morte a tutti voi! Io sono Lord Ferdon De Vael cavaliere oscuro dell' ordine del nuovo sole. Sono venuto a porre fine alle vostre buffonate e prendermi la vostra Dea. Vi consiglio di non reagire, ma tanto vi uccido lo stesso.
Lirian gli urla: "Sei stato tu Mostro il
Il
a fare quel massacro là fuori?"
"I prossimi siete voi adesso. Lei viene con me." Risponde il cavaliere decaduto.
I Quattro Cavalieri reagiscono all’istante:
Lirian Blanc evoca luminescenti dischi che decapitano.
Thalorien Orange scatena fulmini danzanti.
Kael Pink alza barriere di fuoco di Sant’Elmo crepitante.
Elynd Gold si lancia con eteree spade fantasma, già in modalità assassino.
Gli attacchi non servono a niente
Simka si muove con una velocità e una brutalità assurda. Schiva, para e contrattacca come un mostro. Li picchia selvaggiamente: pugni che sembrano martelli, calci che spezzano costole, gomitate che fanno volare i cavalieri attraverso i muri della villa. Le loro magie si infrangono contro di lui come onde su uno scoglio nero. Ride piano mentre li scaraventa uno dopo l’altro.
Poi alza una mano e pronuncia con voce cavernosa: «Arco del Settimo Buio!»
Un arco di energia nera, contorto e gigantesco, si materializza nell’aria. La freccia di debole luce rossa parte con un boato. L’esplosione è devastante:
La villa viene letteralmente demolita in una nuvola di macerie e polvere nera.
L’autostrada davanti alla villa si solleva e salta in aria per centinaia di metri: asfalto, guardrail e auto volano come giocattoli, creando un cratere fumante.
I Quattro Cavalieri giacciono a terra, sanguinanti e semi-svenuti tra le rovine, ancora vivi solo perché la grazia della loro dea li ha protetti dal colpo mortale,
e anche perché il Simka li vuole far soffrire sapendo che hanno fallito.
Sereluna, ancora in costume di scena scintillante, cerca di cantare un contro-incantesimo, ma Simka è già su di lei. La afferra per la vita con una mano guantata, la tira a sé e le dà un bacio freddo e paralizzante. Le sue labbra trasmettono un veleno oscuro che blocca la voce della dea: non può più cantare, né chiamare il suo potere. I suoi occhi si spalancano per l’orrore mentre il corpo diventa rigido.
Con un fischio, Simka evoca il suo destriero fantasma: un cavallo scheletrico nero con criniera di fumo e occhi ardenti. Monta in sella tenendo Sereluna svenuta tra le braccia e galoppa via nella notte, scomparendo tra le ombre dell’autostrada distrutta.
I Quattro Cavalieri, feriti e umiliati, si rialzano tra le macerie. Sanno che devono inseguirlo. Subito.
Il destriero fantasma galoppa non sulla terra, ma nel Limbo — uno spazio grigio e sospeso tra i mondi, dove il cielo è fatto di nebbia nera e le stelle sono lontane e fredde. Gli zoccoli non fanno rumore, eppure ogni passo vibra dentro il petto di Lady Seren come un tamburo di morte.
Sereluna è stretta contro il torace di Simka il Nero. Sente il suo calore innaturale: non è il calore di un uomo, ma quello di una fornace antica, potente, quasi magnetico.
Il corpo di lui è duro, scolpito da secoli di oscurità, e attraverso il mantello nero lei percepisce la forza bruta e l’energia che pulsa come un cuore malato. Dovrebbe provare disgusto. Dovrebbe urlare. Invece, per un istante traditore, una parte di lei — quella più selvaggia, quella più vicina al suo lato titanico — si sente quasi sedotta da quella potenza oscura. Lo disprezza con tutta se stessa, eppure il suo corpo traditore trema non solo di paura.
Simka abbassa la testa, la voce bassa e vellutata vicino al suo orecchio, mentre il cavallo spettrale continua la sua corsa silenziosa nel nulla.
«Non temere, mia luminosa. Non voglio farti soffrire e mai ti farei del male. Sono qui solo per aiutarti a realizzare ciò per cui sei nata».
Lady Seren cerca di parlare, ma il bacio paralizzante le rende la lingua pesante. Riesce solo a emettere un gemito soffocato.
«Il tuo destino è salvare il mondo»
continua lui, quasi dolce, «e io sono qui per aiutarti a realizzarlo. Noi faremo tornare l’antica Anec, il mondo fatato delle origini. Non più poveri ammassati nelle bidonvilles. Non più svalutazioni, fallimenti economici, umiliazioni quotidiane. Non più guerre tra etnie per brandelli di terra insanguinata. Tutti rinasceranno in quel mondo, ognuno con un ruolo perfetto, assegnato dalla vera armonia primordiale.»
Sereluna riesce finalmente a ritrovare la voce, spezzata dal terrore: «Cosa vuoi fare di me esattamente"?
Devo sacrificare la tua vita terrena mia Signora, il tuo sangue scorrerà sull’altare di Stonehenge e riempirà le antiche rune. Sarà un sacrificio dolce necessario… perfetto, dopo del quale tu ritornerai in forma divina nei cieli da cui sei venuta e guarderai con benevolenza al nuovo mondo che sarà!"
No. Perché proprio io, trovati un'altra! Sacrifica un presidente invece."
"Perché il rituale riesca ci vuole qualcuno che oltre ad avere un forza mostruosa (più di un dinosauro) abbia queste 3 capacità: Dominio sugli altri, rigenesi e trasformazione. Tu hai la forza degli antichi titani, e tutti e tre questi poteri Mia Dea."
Sereluna ricorda la volta in cui affrontò 4 evasi di galera: li paralizzò con un solo comando e guari' un ragazzo da un colpo di pistola. Uno di loro, un energumeno si ribellò ma lei con una spinta lo scaraventò via come una carta. Con un filo di voce disse piangendo : «No! Non voglio morire, ti prego.. 😭😭"
Le lacrime le rigano il viso, brillando contro il costume di scena ancora scintillante.
Simka sorride contro la sua tempia, un sorriso quasi tenero e spaventoso allo stesso tempo.
«Sarà come addormentarsi con una puntura sul collo. Mai ti farei provare dolore, mia dea. Dal tuo corpo terreno e dal tuo sangue divino sorgerà una luce purificatrice e creatrice che trasformerà il mondo nell' antica Anec in versione perfetta.»
«Nooo!» urla lei con quanto fiato ha in gola, la voce che si incrina in un singhiozzo disperato. «Oh Dio aiutami sono nelle mani di un folle che vuole uccidermi per motivi religiosi! Miei cavalieri… Salvatemi! 😱»
La sua invocazione si perde nel vuoto del Limbo. Solo il vento freddo e il battito potente del cuore di Simka le rispondono.
Lui la stringe un po’ più forte, quasi protettivo, mentre il destriero accelera verso una destinazione invisibile.
«Piangi pure, stella mia. Presto tutto questo dolore sarà solo un ricordo. E il mondo nuovo ti ringrazierà.»
I Quattro Cavalieri, lontani tra le macerie, sentirono il grido di Sereluna risuonare dentro di loro come un’eco dolorosa.
Ferito e dolorante Lirian disse: "Chiunque tu sia Ferdon non ci metterai in ginocchio.
Questa volta non balleremo per uno spettacolo o per beneficenza, balleremo per la guerra e faremo ballare anche te fino a romperti le ossa. lady Serenel resisti al suo potere, stiamo arrivando.»
Lirian alzo' di scatto la testa e con somma sorpresa vide la cameriera Maria, che doveva essere morta vista l'energia spaventosa del cavaliere oscuro che ha distrutto tutto nel raggio di un KM, perfettamente indenne davanti a lui.
Maria lo aiuta a rialzarsi e sedersi su una pietra. Lirian le dice "Nella mia camera o quello che ne resta ho una valigetta con i rimedi preparati prima, prendili. Quel mostro non la farà franca. Ma tu com'è che sei sana e salva"?
Maria prendendo la valigia risponde "mi sono nascosta quando ti ho sentito dire che c'erano morti"
Sostenuto da Maria e reagendo alla sensazione di svenimento, Lirian unge le bende con l'unguento sacro da lui preparato, si fa una benda in testa e in una caviglia dove ha vistose ferite. Poi chiede ai compagni chi di loro possa parlare. Alla risposta di Narenje va da lui, gli sfila giacca e camicia, gli stira un braccio rotto e glielo fascia. Poi beve un flacone della pozione magica che aveva preparato e la somministra a Thalorien. Insieme imponendosi le mani a vicenda recitano la formula scritta nel cristallo magico:
"Per la melodia che danziamo,
Per la missione che compiamo,
Si saldino le ossa e canti ancora il cuore.
Possa il fuoco della vita riparare le nostre ferite dandoci nuovo ardore".
Un alone di luce delicata e soffusa li avvolse facendosi sempre più forte e cancellandolo i traumi che avevano subito.
Dopo qualche minuto si rialzano e ripetono la stessa procedura su Kael ed Elyn che rantolavo a terra feriti.
Quando il prodigio si compie del tutto i cavalieri parlano tra loro, Elyn piagnucola: "Sono il più forte di tutti noi, ma gli è bastato un pugno per stendermi e poi mi ha quasi ucciso a calci. Era il nostro ufficio difendere la dea e non abbiamo saputo compierlo.Ora Lady Serenel è nelle sue mani".
"Se pensassi ad una soluzione sarebbe più gradito che una lementela Elyn, spremi le meningi e riarmati. Io ho sentito la sua voce quindi è ancora viva. Raggiungiamola".
"No Lirian" parla Kael, "Sta dicendo il vero. La gente lì fuori giace morta perché non abbiamo saputo prevedere questo attacco. Perché allora siamo diventati cavalieri per niente"?
"Auto accusarsi non serve. Siamo vivi perché ho preso le mie precauzioni, quindi andiamo a riprendere Milady che nulla è ancora perduto". Continuando Lirian insinua "L'ha presa come sposa per condividere il suo potere ed essere il più forte di tutto il mondo magico."
"No Lirian". Dice Thalorien " Lui ha già un potere spaventoso forse pari a quello di Parsek quando era imperatore. Lui vuole sacrificarla per ottenere qualcosa di immenso, qualcosa che non possiamo immaginare. Il sacrificio di una dea può darti tutto, anche il patronato del mondo intero".
Improvvisamente Maria interviene dicendo: "Litigare non serve, lasciate che io vi guidi"! Dopo di che si trasforma in una splendida fanciulla dai lunghi capelli scuri con riflessi d'oro, gli occhi azzurri e un vestito rosaceo ornato d'oro, circonfusa di un' alone celestiale".
"Chi sei tu veramente? Parla chiaro". Chiede intimorito Lirian.
Quella rispose: "Sono Arminenda, madre adottiva del leggendario Parsek e ispiratrice del vostro addestramento. Io vi ho prescelti, ho sempre vegliato su di voi e adesso giungo in vostro aiuto".
Riconosciuta in lei la leggendaria signora della magia i cavalieri si inchinarono.
Elyn disse: "se veramente sei chi dici di essere perché non ci hai avvertiti prima del pericolo"?
"Non sapevo che qualcuno avesse preparato un Simka per dei propositi folli, ma ho preparato voi cavalieri per evenienze del genere. Vostro è il compito di difendere la dea, perché la sua luce non si spenga. Quindi rialzatevi Lady Serenel ha bisogno di aiuto".
La fata continuò: «Figli miei… non c’è tempo per lo stupore e nemmeno per la paura» disse con voce cristallina. «Ferdon — Simka del nuovo sole— non è spinto dalla passione per abusare di Serenel. Il suo piano è molto più atroce. Vuole portarla all’altare di Stonehenge, nel cuore del vecchio cerchio di pietre. Là, con un rituale antico e catastrofico la sacrificherà lentamente: il suo sangue riempirà le rune, il suo corpo verrà consumato per aprire un varco dell' essere verso l’antica Anec. Non una rinascita gentile… ma una cancellazione totale del mondo attuale. Vuole usare il potere della Dea per resettare tutto, cancellando il “marcio” come lo chiama lui: povertà, guerre, corruzione. Ma il prezzo sarà la morte eterna di Sereluna e la nascita di un mondo fatato schiavo della sua volontà oscura.»
I quattro cavalieri ascoltarono in silenzio, il volto segnato dallo shock e dalla rinnovata determinazione.
Lirian Blanc si alzò completamente, nonostante il dolore. Sapeva che l’ufficio di difendere la Dea era stato affidato a loro quattro fin dall’inizio dei tempi. Non potevano fallire.
Nel frattempo, nel Castello di Ferdon
Sereluna si svegliò su un grande letto a baldacchino di velluto rosso, in una stanza illuminata solo da candele viola. Il corpo era ancora debole per il bacio paralizzante, ma riusciva a muoversi. Per un attimo, vedendo Ferdon (Simka) in piedi accanto al letto, alto e imponente nella sua tenuta dark, pensò che il cavaliere volesse… qualcos’altro. Il cuore le batté forte, un misto di paura e quel traditore calore che aveva sentito sul cavallo spettrale.
Ferdon si avvicinò lentamente. Si sedette sul bordo del letto e la strinse a sé con una forza gentile ma inesorabile, premendo il corpo di lei contro il suo petto caldo e potente. Le accarezzò i capelli con una mano guantata.
«Sei sveglia, mia stella» mormorò con voce bassa e quasi affettuosa. «Non temere ciò che hai pensato. Non è questo che voglio da te. Mai oserei toccarti»
Sereluna tremò tra le sue braccia.
«Il mondo deve rinascere dal tuo corpo e dal tuo sangue, Sereluna. Solo così potremo cancellare il marcio che lo divora. Le bidonvilles, le umiliazioni, le guerre etniche senza senso… tutto sparirà. Tu sei la chiave. Il tuo sacrificio non sarà vano. Sarà la nascita di una nuova Anec, pura e perfetta.»
Lei chiuse gli occhi, lacrime silenziose che scendevano sul costume di scena ancora strappato.
«No… ti prego… io non voglio essere la fine di questo mondo…» rispose la dea "Il tuo piano è folle, è come pretendere di uccidere una persona perché malata e poi resuscitarla o sostituirla con un sosia".
"Io sono scesa appunto per portare la soluzione. Rapendomi e uccidend
omi non porterai un nuovo mondo, semplicemente rovinerai tutto".
Ferdon la strinse più forte, quasi teneramente. «Presto capirai. E mi ringrazierai.»
"Capire cosa"? Risponde Serenel "il nuovo regno dei Simka"..
"Parsek non era solo un massacratore mia cara" fa Ferdon. "Sotto di lui l'ingegneria, l' agricoltura, l'edilizia e la scienza raggiunsero livelli simili ad inizio era moderna. Popolazioni che prima si scontravano per le terre impararono a convivere. Quelle che lottavano con indigenza e malattia ebbero maggiore accesso a risorse e medicina. Villaggi modesti divennero città con servizi avanzati e costruzioni imponenti. Quindi perché non farlo tornare"?
Sereluna disse con tono sicuro e sprezzante: "i miei cavalieri stanno venendo a prendermi. Tra poco te la vedrai con loro".
"Quei buffoni erano dei falsi cavalieri mia signora e io te li ho uccisi tutti". 😈
"Noo! Non è vero affatto"! Pianse Sereluna 😭 "
I cavalieri sono benedetti dalla mia grazia, si rialzeranno maestosi e fermeranno le tue intenzioni omicide"
"Niente sopravvive al mio attacco mortale". Continuò malefico Ferdon. "E se anche fossero vivi sono feriti nel corpo e nell' orgoglio, quindi anche venendo potranno solo assistere al rituale senza fare nulla. Il tuo vero cavaliere sono io mia Dea e sto per portarti all' altare dove morirai". 🗡️💀
Disse stringendola paternamente, poi iniziò a cantare una splendida canzone d'amore ❤️🎶 in realtà un incantesimo per addormentare la dea e prepararla a rituale: "Sleep sweet child of mine, dream of a new world. A new one where we can change what we dislike, we might"..
Malgrado Sereluna provasse a resistere non pote' e scivolò in un sonno profondo simile alla morte.
Capitolo 9 La vendetta dei cavalieri fatei.
Tra le macerie fumanti della villa e i suoni delle sirene dei soccorsi che arrivavano per il macello compiuto da Ferdon, Lirian Blanc rimase un attimo in silenzio poi scoppiò in una risata amara, quasi sprezzante.
«Che stupido millenario… Ferdon crede davvero di poter ricreare l’antica Anec con un sacrificio forzato?»
I compagni lo guardarono sorpresi. Lirian continuò, la voce che guadagnava forza mentre la pozione faceva effetto:
«L’antica Anec era legata a una profezia di dolore e redenzione. Non era un paradiso prefabbricato: era un mondo nato dal sangue, dalle lacrime e dalla scelta libera. La nuova non sarebbe il mondo che è stato, sarebbe un film d'orrore travestito da fiaba. E poi, per quanto millenario possa sembrare… finirebbe di nuovo. Tutto finisce e il mondo ricomincerebbe tutto da capo, ripetendo ogni singolo giorno.»
Fece una pausa, lo sguardo perso nel buio dell’autostrada distrutta.
«Immaginate un mondo che ricomincia con una piega diversa: un re babilonese che stermina totalmente il popolo ebraico. Un Nerone che riesce a uccidere tutti i cristiani. Un Hitler che vince la Grande Guerra e plasma il secolo a sua immagine. Non ci sarebbe redenzione, solo un ciclo diverso di orrore.»
I Quattro Cavalieri rabbrividirono all’unisono. L’idea di un “reset” perfetto era solo un’illusione pericolosa. Il marcio, il dolore, la libertà di scelta… erano parte del mondo tanto quanto la luce.
Gli aerei di linea, internet, gli smartphones, Netflix e i concerti erano troppo belli da rinunciare. Senza contare che il folle Simka poteva anche fallire e lasciare il mondo all' età della pietra.
Ma non c’era più tempo per le parole.
Lirian alzò la mano destra. Una spada di plasma luminoso si materializzò nel suo pugno, crepitante di energia bianca azzurra. Gli altri tre lo imitarono all’istante: spade fantasma che brillavano di colori diversi — arancione per Thalorien, rosa acceso per Kael, Splendido oro per Elyn.
Poi, insieme, recitarono l’antico canto di trasformazione:
«Per la Dea che difendiamo,
per la melodia che danziamo,
che l’armatura della fede ci avvolga,
che il mantello del dovere ci elevi!»
I loro completi eleganti e strappati si dissolsero in luce. Al loro posto apparvero splendide toghe templari in oro e argento, ricamate con rune musicali e simboli di Anec. Mantelli che fluttuavano come se fossero vivi, armature leggere ma indistruttibili che brillavano sotto la luna. Sembravano cavalieri sacri usciti da una leggenda.
Con un fischio potente, evocarono quattro cavalli fantasma — più maestosi di quello di Ferdon, con criniere di stelle e zoccoli che lasciavano scie di luce.
Lirian montò per primo, la toga candida che ondeggiava nel vento.
«Andiamo a riprenderla, fratelli. Milady ci aspetta.»
I quattro partirono al galoppo nel cielo notturno, lasciando una scia luminosa visibile per chilometri. Volavano veloci come comete, diretti verso il castello di Ferdon e, da lì, verso Stonehenge.
I soccorritori venuti per i feriti videro quella scena, li videro trasformarsi, galoppare nel cielo come Valkirie. Uno di loro mormorò: "Questo e il Ragnarok della mitologia." 🌟⚡
Frattanto nel suo oscuro castello Ferdon indossò la sua toga da battaglia imperiale, nera come la notte, ricamata con simboli dolorosi: spine, archi spezzati, rune che sembravano urlare. Sembrava un imperatore decaduto, pronto per l’ultimo sacrificio.
Dopo aver avvolto Sereluna in un manto fatato di porpora, lapislazzuli e gioielli la prese tra le braccia e, montato sul destriero fantasma, volò attraverso il Limbo fino a Stonehenge.
Le antiche pietre erano immerse nel buio, ma al suo arrivo si accesero di una luce violacea malata. Con gesti quasi reverenti riempì l’altare centrale di fiori notturni — rose nere, gigli pallidi, edera velenosa. Poi vi stese sopra Lady Seren, delicatamente, come se stesse posando una sposa. Le lacrime gli rigavano il volto aristocratico mentre la guardava.
«Sei tu, Signora… la vittima immolata per il mondo. Ragazza che avevi il sogno di cantare con una voce meravigliosa, la tua vita per questo proposito è
troppo preziosa.
Perdonami per quello che ti sto per fare, ma un nuovo mondo bisogna creare.»
Iniziò la celebrazione, alzò le mani verso il cielo e recitò l’antico sermone con voce tonante: "Forze che reggete il cosmo, numi antichi, ascoltate la mia preghiera: vi prego fate ritornare l'antico mondo di Anec, fate che la sua melodia incantata ancora risuoni negli spazi profondi.
Per realizzare ciò che vi chiedo io vi offro la vita di una dea: la vostra Sorella Sereluna Harmony Willis che si è degnata di venire ad abitare come donna in mezzo a noi. Accettate la sua giovane vita divina e preparate per lei il seggio celeste che ha lasciato. Riportate ai mitologici inizi questo mondo sciagurato, libero dal male che lo attanaglia e lo contamina."
Ferdon avvolto di un' aura oscura concentrò il suo potere nel pugnale rituale d'argento che stringeva.
Il tagliente monile emise un fascio di luce che si diresse verso il cielo e sembrò cambiare la disposizione delle costellazioni: Thuban splendeva luminosissima al posto della stella polare. Tutti gli astri si spostarono e sembravano diversi, mentre i pianeti si allinearono senza previsione allo zenith.
Gli strumenti degli astronomi in tutto il mondo riportarono segnali anomali e tutti gli astrologi ebbero un capogiro perché la natura sembrava rispondere all' evocazione del Simka.
Assorto nella sacralità del rituale Ferdon iniziò a recitare la formula sacrificale: «Am t molik em ta titan pine’ sama regs. Te Ainec nobi n’ kalok…» 🔥
Ogni parola caricava l’aria di energia oscura. Un vento gelido si alzò. Ferdon
sentì il potere del riavvolgimento epocale scorrergli nelle vene. Prese il pugnale rituale d'argento e lo infuse con tutta quell’energia: la lama brillò di nero puro, pronta a versare il sangue divino.
Ma proprio mentre stava per abbassare la lama… BOOM!
Un’esplosione di luce simile a un’aurora mattutina esplose sopra Stonehenge. I monoliti tremarono. I Quattro Cavalieri Fatei apparvero in tutta la loro gloria: toghe templari oro e argento che splendevano, spade di plasma crepitanti, cavalli fantasma che nitrivano di rabbia.
Lirian Blanc, in testa, sorrise con sarcasmo tagliente: «È un ballo privato? Speravamo di partecipare.»
Elyn Gold con il suo solito ghigno folle e pericoloso, aggiunse:
«Siamo venuti a darti la cutilla che la mamma non ti ha mai dato, pupo! Ridacci la nostra bambola canterina.»
Ferdon, quasi per nulla sorpreso, si voltò lentamente verso di loro. Il pugnale ancora in mano, abbassò la testa in un inchino elegante e beffardo.
«Benvenuti al funerale della Dea.»
Fece una pausa teatrale, il volto illuminato dalla luce violacea e da quella dorata dei cavalieri.
«Volete fare un discorso… o preferite morire ballando?»
I quattro cavalieri smontarono dai cavalli fantasma, spade alzate, pronti alla battaglia finale.
L’aria a Stonehenge era carica di tensione: da una parte l’oscurità millenaria di Ferdon, dall’altra la luce danzante e furiosa dei protettori di Sereluna.
Capitolo 9 La battaglia finale ⚡
Ferdon annoiato disse : "lasciate che vi mostri il vero potere dei cavalieri fatei, quello che solo i Simka che non si sono lasciati domare possiedono." Lanciò un' ondata di energia oscura, come una tempesta nera con fulmini rossi che travolse i cavalieri fatati. I 4 amici vennero investiti e sbalzati all' indietro,
gli elmi che volavano via,
ma loro, incrociate le spade di luce resisterono.
I Quattro Cavalieri Fatei non persero tempo. Con un grido di battaglia sincronizzato caricarono Ferdon da quattro direzioni diverse, spade di plasma che fendevano l’aria lasciando scie luminose.
Lirian Blank colpì per primo con un affondo elegante e letale.
Thalorien Narenj lo seguì con una sequenza acrobatica di fendenti.
Kael Rosé scatenò fulmini danzanti dalle sue lame.
Elyn Gold si lanciò con pura ferocia, ridendo come un folle mentre cercava di decapitare il nemico.
Ma Ferdon non indietreggiò nemmeno di un passo.
Con una velocità e una forza quasi inspiegabile, parò ogni colpo con il pugnale rituale, il braccio sinistro e semplici onde della toga nera. Ogni impatto generava esplosioni di energia oscura che respinsero i cavalieri come se fossero bambini. Un solo manrovescio di Ferdon mandò Elyn a volare contro un monolito, spezzandolo. Un calcio rotante scaraventò Kael a terra. Lirian e Thalorien vennero respinti insieme da un’esplosione di buio puro.
I quattro giacevano a terra, ansimanti, le toghe templari strappate e fumanti.
Ferdon li guardò dall’alto dell’altare, con un sorriso sprezzante e quasi paterno.
«Patetici. Danzatori da palcoscenico che credono di poter sfidare il vero potere. Alzatevi… e guardate la verità.»
Fece un gesto ampio con la mano.
«La Cavalleria Oscura non è mai stata il male. È stata messa al bando ingiustamente, secoli fa, perché spaventava i deboli. Noi siamo la salvezza. Il reset necessario. Unitevi a me. Lasciate che il sangue di Sereluna crei il nuovo mondo. Avrete un posto d’onore nella vera Anec. Oppure… continuate a ballare fino alla morte.»
I quattro cavalieri si rialzarono lentamente, sputando sangue, gli occhi pieni di rabbia.
Lirian strinse i denti.
«Mai.»
I quattro si disposero in formazione, mani unite al centro. Le loro spade di plasma si fusero in una sola sfera di energia accecante, un concentrato di tutta la loro fede, la loro musica e il loro amore per la Dea. La sfera crebbe fino a diventare un piccolo sole dorato.
«Per Sereluna!» urlarono all’unisono, e la scagliarono contro Ferdon con tutta la forza residua.
Ferdon sorrise. Alzò una mano e invocò:
«Arco del Settimo Buio!»
L’arco nero gigantesco si materializzò nell’aria. La freccia invisibile partì con un boato che fece tremare le antiche pietre di Stonehenge. I due poteri colossali si scontrarono a mezz’aria…
…e invece di annullarsi, vennero scaraventati verso l’alto con violenza inaudita.
L’esplosione di luce e buio salì attraverso l’atmosfera a velocità spaventosa, sfondando la troposfera, la stratosfera, fino a raggiungere la termosfera. Là, l’energia combinata detonò in un fenomeno mai visto: uno Sprite gigantesco, un lampo rosso-arancione di forma enorme, più grande di Londra intera. Per qualche minuto illuminò metà del pianeta come un’aurora infernale, visibile persino dallo spazio.
A Stonehenge il contraccolpo fu devastante. I quattro cavalieri vennero gettati a terra di nuovo, storditi. Ferdon stesso barcollò per un istante, ma rimase in piedi, il pugnale ancora stretto in mano.
Guardò verso l’alto, dove lo Sprite stava svanendo, e rise piano.
«Visto? Anche la vostra “luce” finisce per nutrire il buio. Ora… torniamo al nostro sacrificio.»
Si voltò di nuovo verso l’altare dove Sereluna giaceva ancora addormentata, ignara di tutto.
Il cielo sopra di loro ancora vibrava per lo Sprite colossale che aveva illuminato la termosfera. Lirian Blanc
si rialzò per primo, la toga templare dorata strappata e bruciacchiata, il respiro affannoso ma lo sguardo fiammeggiante.
Fissò Ferdon dritto negli occhi e parlò con voce chiara, forte, piena di disprezzo e convinzione: «La Dea è già più che sufficiente a riparare i mali del mondo con la sua musica e il suo amore! I suoi spettacoli hanno compiuto veri miracoli e hanno ridato speranza a tante menti spezzate. Non ti permetterò di spegnerla per un capriccio da antico tiranno.Tu stai solo rovinando tutto, Ferdon."
Il fiero nemico rispose: "Abbiamo la possibilità di creare un mondo dove nessuno dei problemi odierni esiste più… e tu vuoi mandare tutto a rotoli per una cantante che sa fare bei giochi da prestigio?" Lei è molto più utile al mio scopo. Perciò datti per vinto."
Tra i due si scatenò un duello feroce.
Lirian attaccò con una grinta impressionante. La sua spada di plasma danzava come una melodia impazzita: fendenti rapidi, giravolte eleganti, affondi precisi che costringevano persino Ferdon a indietreggiare di qualche passo. Per alcuni istanti sembrò che il capo dei Cavalieri Fatei potesse davvero competere con l’antico mostro. Ogni colpo era accompagnato da un frammento di canzone di battaglia, note luminose che ferivano l’oscurità intorno a Ferdon.
Ma la forza del Cavaliere Nero era troppo grande.
Ferdon parò un affondo, afferrò il polso di Lirian con una mano guantata e lo colpì con un pugno al petto che lo fece volare per dieci metri. Lirian si rialzò ancora, sputando sangue, e tornò all’attacco con un urlo. Un altro scambio furioso, lame che stridevano, esplosioni di luce e buio… finché Ferdon non lo sopraffece definitivamente.
Con un movimento brutale lo disarmò, lo sbatté a terra e alzò il pugnale rituale di ossidiana, pronto a trafiggerlo al cuore.
«Fine della danza, coreografo.»
In quell’istante Thalorien Orange si lanciò tra loro.
«Scudo Spirituale!»
Una barriera luminosa di energia arancione si materializzò appena in tempo. Il pugnale di Ferdon si conficcò nello scudo con un boato, ma lo infranse. La lama proseguì la sua traiettoria e trafisse Thalorien al fianco, penetrando profondamente.
Thalorien emise un rantolo di dolore, il sangue che gli macchiava la toga templare, ma riuscì a sorridere debolmente mentre crollava in ginocchio.
«…Non… tocchi… il capo…»
Lirian urlò di rabbia e disperazione, strisciando verso l’amico.
Elyn e Kael, ancora a terra ma coscienti, guardavano la scena con gli occhi spalancati. Sereluna, ancora addormentata sull’altare, cominciò a muoversi debolmente: la canzone di Ferdon stava perdendo effetto a causa di tutto quel caos.
Ferdon estrasse lentamente la lama dal fianco di Thalorien, guardandola gocciolare di sangue divino.
«Commovente. Ma inutile.»
Elyn Gold, con gli occhi ancora lucidi di rabbia e dolore per i compagni feriti, si lanciò contro Ferdon come una furia impazzita. La sua toga templare d'oro era già sporca di sangue, ma questo non lo fermò.
Scatenò tutto ciò che aveva: fulmini crepitanti che partivano dalle sue mani danzanti e telecinesi violenta che sollevava pietre di Stonehenge per scagliarle contro il nemico. Si muoveva con una ferocia coreografica, un mix letale di danza e assassinio.
Ferdon parò ogni attacco con maestria assoluta. Schivava i fulmini con semplici spostamenti del corpo, deviava le pietre con onde della mano guantata, bloccava i colpi telecinetici come se stesse scacciando mosche fastidiose. Sul suo volto c’era solo un sorriso sprezzante.
«Adesso stai mostrando un po’ di forza, sguattero di una papera divinizzata» disse Ferdon con disprezzo glaciale. «Resti comunque inferiore.»
Con un gesto secco del braccio, Ferdon afferrò Elyn per la gola a mezz’aria, lo sollevò e lo scaraventò violentemente contro un monolito, che si crepò sotto l’impatto. Elyn crollò a terra tossendo sangue, ma ancora vivo e furioso.
Nel frattempo, Kael Rosé aveva approfittato del caos. Strisciava silenziosamente tra le pietre, basso e rapido come solo lui sapeva fare, diretto verso l’altare dove Lady Seren giaceva ancora addormentata. Era a pochi metri da lei, la mano già tesa per spezzare l’incantesimo del sonno…
Un fulmine nero partì dalle dita di Ferdon senza nemmeno voltarsi. Colpì Kael in piena schiena. Il cavaliere venne scaraventato in aria con un urlo strozzato, il corpo che fumava, e cadde pesantemente a terra, quasi privo di sensi.
Ferdon, ormai libero da ogni disturbo, tornò verso l’altare. Alzò il pugnale di ossidiana sopra il petto di Sereluna e iniziò l’invocazione finale con voce tonante:
«Ain ta crasin, theia mene’ moreit!»
La lama stava per scendere…
In quell’istante Elyn Blonde, con le ultime forze, si lanciò in avanti. Si gettò deliberatamente sulla traiettoria del pugnale.
La lama affondò nel suo petto invece che in quello della Dea.
Elyn emise un rantolo strozzato, ma riuscì a sorridere con quel suo ghigno folle mentre il sangue gli usciva dalla bocca.
Una singola goccia del suo sangue divino schizzò sul ginocchio di Sereluna.
Quella goccia calda, carica di fedeltà e dolore, versata per la sua salvezza, le trasmise tutto il potere del cavaliere e spezzò l’incantesimo del sonno come un vetro infranto.
Lady Seren spalancò gli occhi di colpo, il respiro affannoso, il corpo che tremava mentre il potere tornava a scorrerle dentro.
«…Elyn…?» sussurrò con voce rotta, vedendo il suo cavaliere trafitto sopra di lei.
Ferdon estrasse lentamente la lama dal petto di Elyn, che crollò di lato sull’altare, ancora vivo ma gravemente ferito.
«Interessante» mormorò il Cavaliere Nero, guardando Sereluna che si stava svegliando. «Sembra che lo spettacolo continui.»
Lirian e Thalorien, feriti ma coscienti, guardavano la scena con speranza mista a terrore. Kael era a terra, quasi incosciente. Elyn sanguinava copiosamente sull’altare.
Sereluna era sveglia.
Lirian Blanc, inginocchiato tra le pietre di Stonehenge, teneva tra le braccia Thalorien Narenj, che respirava a fatica con il fianco trafitto. Il sangue gli macchiava la toga templare dorata. Lirian, il sempre composto e ironico leader, aveva gli occhi pieni di lacrime e la voce spezzata: «Siamo morti… siamo tutti morti…» piagnucolava, stringendo forte il compagno moribondo. «Una bestia schifosa è venuta ad ucciderci e noi non siamo capaci di fermarlo…»
Kael era a terra poco distante, semi-incosciente. Elyn Gold rantolava debolmente sull’altare, il petto squarciato dal pugnale.
Fu allora che Sereluna si alzò.
Il suo corpo, fino a un attimo prima fragile e addormentato, esplose di luce divina. I capelli argentati e colorati fluttuarono come mossi da un vento invisibile, gli occhi acquamarina brillavano di una furia celestiale. Il costume di scena strappato si trasformò in un abito etereo di luce stellare, e la sua presenza divenne imponente, quasi accecante.
«Ora basta, Bel Tenebroso!» tuonò la dea con voce che fece vibrare le antiche pietre. «Per quel che mi riguarda hai rotto abbastanza!»
Ferdon si voltò verso di lei, sorpreso ma non spaventato. Una mano gli si illuminò di energia rossa pulsante, oscura e densa come sangue coagulato. Con velocità fulminea l’afferrò per la gola, sollevandola da terra.
«Sarà meglio che ti calmi, signorina» sibilò con quel suo tono aristocratico e sprezzante.
E la schiaffeggiò con violenza.
Lo schiaffo risuonò come un tuono.
Ma Sereluna non crollò.
I suoi occhi si accesero ancora di più. Con un movimento fluido e carico di grazia divina, caricò il braccio e gli sferrò un pugno dritto al petto.
BOOM.
Ferdon volò all’indietro per decine di metri, schiantandosi contro uno dei monoliti più grandi, che si crepò sotto l’impatto. Per la prima volta, il Cavaliere Nero sembrò realmente sorpreso.
Si rialzò lentamente, pulendosi il sangue dal labbro, e sorrise con ferocia.
«Finalmente… ecco la vera Dea.»
E tra i due si scatenò un combattimento epico.
Ferdon attaccava con incantesimi oscuri e forza tirannica: ondate di buio puro, fulmini di negatività evocati a distanza ravvicinata, pugni carichi di energia rossa che facevano tremare il terreno, artigli di ombra che cercavano di lacerare l’essenza divina di Sereluna.
Lady Seren rispondeva con grazia e forza celestiali: la sua voce, ora libera, scagliava onde sonore luminose che ferivano l’oscurità, danze guerriere che creavano barriere di luce stellare, pugni e calci carichi di pura energia armonica che esplodevano come supernove quando colpivano. Ogni suo movimento era musica fatta carne — elegante, letale, bellissima.
I colpi si susseguivano in una sinfonia di distruzione: esplosioni di luce e buio che illuminavano la notte, monoliti che saltavano in aria, il terreno che si spaccava sotto i loro piedi.
Ferdon rideva tra un attacco e l’altro, esaltato.
Sereluna combatteva con le lacrime agli occhi, furiosa per i suoi cavalieri feriti, ma anche con una determinazione sacra.
«Tu non avrai né me né questo mondo!» gridava mentre un suo pugno luminoso mandava Ferdon in ginocchio per un istante.
Il duello era alla pari… ma nessuno dei due sembrava disposto a cedere.
I cavalieri, pur feriti, guardavano lo scontro con speranza rinnovata.
Ferdon, per la prima volta da secoli, stava cedendo.
I suoi attacchi oscuri diventavano più lenti, meno precisi. Ogni colpo di Sereluna, carico di grazia e pace celestiale, erodeva la sua mortuaria oscurità come il sole dissolve la nebbia nera. Il Cavaliere Nero indietreggiava, il respiro pesante, il volto raffinato distorto dalla rabbia.
«Non è possibile… tu sei solo una cantante da palcoscenico!» ringhiò.
Allora fece un passo indietro, concentrò un' aura malefica e cominciò a cantare un incantesimo oscuro. La sua voce, profonda e straziata, intonò una melodia lentissima e dolorosa, dal titolo tears from the stars like Rain Will flood the world.) Un lamento cosmico che sembrava succhiare via la luce dal mondo. Le note spegnevano il potere dei Cavalieri Fatei e indebolivano Sereluna stessa. Le loro toghe templari persero luminosità, le spade di plasma si spensero e la dea sentì la propria forza divina farsi pesante, come se l’universo intero stesse piangendo su di lei.
Ma Sereluna non lo tollerò.
I suoi occhi si accesero di pura furia divina. 😠
«Non osare sfidarmi nel mio campo, Bel Tenebroso!»
E così rispose all' attacco:
Intonò una splendida canzone potente, travolgente, carica di tutta la sua essenza divina — una melodia esaltata: (The Edge of my glory) ma elevata a livello titanico. La voce di Sereluna esplose in un’onda di luce e suono purissimo: note alte, potenti, liberatorie, piene di passione, ribellione e amore per il mondo. Ogni parola era un raggio di stelle, ogni acuto una supernova di speranza.
I due poteri si scontrarono al centro di Stonehenge.
L’oscurità lacrimosa di Ferdon contro la gloria luminosa di Sereluna.
L’esplosione fu devastante.
L’onda d’urto annichilì tutto ciò che si trovava nei cieli e nelle vicinanze: droni di sorveglianza esplosero in scintille, auto della polizia che accorrevano vennero sollevate e schiacciate come lattine, vetri di case lontane andarono in frantumi. Il cielo sopra Stonehenge divenne un vortice di luce e buio che ruotava come un occhio divino.
In quel momento di massimo scontro, Lirian White e Kael Pink (nonostante le ferite) si rialzarono barcollando. Con le ultime forze si unirono alla Dea in una magica danza. Le toghe da battaglia scomparvero lasciando eleganti uniformi da ballo. Lirian, elegante anche nel dolore, cominciò a muoversi con grazia perfetta accanto a lei, i passi che tessevano rune di rinforzo nell’aria. Kael, più preciso e nervoso, danzava con movimenti rapidi e sincopati, creando vortici di energia che alimentavano la voce di Sereluna.
La loro danza aumentò esponenzialmente il potere della Dea e così la canzone di Sereluna divenne ancora più forte, più pura, più irresistibile.
La melodia di Ferdon iniziò a incrinarsi, come un vetro nero che si riempie di crepe luminose. Il Cavaliere Nero indietreggiò, il volto distorto dal dolore, mentre la sua oscurità veniva progressivamente divorata dalla luce armonica della Dea e dei suoi cavalieri.
Sereluna, splendente come una stella vera, continuò a cantare con le lacrime agli occhi, la voce che riempiva tutto il cerchio di Stonehenge:
« the edge of my glory. No Need to Hide from the Truth! Reality is by my side, all is smooth.»
Ferdon cadde in ginocchio, la toga imperiale nera che si incrinava. La voce di Sereluna raggiunse il culmine della sua potenza. La canzone di gloria divina amplificata dalla danza sacra di Lirian e Kael, si trasformò in una vera e propria sinfonia di vita.
Le note luminose avvolsero Stonehenge come un’aurora personale. Quella melodia guarì completamente i Quattro Cavalieri Fatei: le ferite di Thalorien si chiusero, il sangue smise di uscire dal petto di Elyn Blonde, e la maledizione oscura che stava lentamente reclamando la sua anima venne spezzata con un suono cristallino, come vetro che va in frantumi sotto la luce del sole.
Elyn riaprì gli occhi di scatto, il ghigno folle che tornava sul suo volto mentre il potere divino rifluiva in lui.
I quattro cavalieri si alzarono insieme, trasformati. I loro corpi divennero colonne di luce pura — oro, arancione, rosa e bianco — che si innalzarono imponenti intorno a Sereluna. Sembravano antichi guardiani celesti, toghe templari che splendevano come armature di stelle, pronti a difendere la loro Dea fino alla fine dei tempi.
Ferdon, in ginocchio, non sopportò più quella visione. Con un urlo mostruoso, un misto tra una civetta e un tuono che fece tremare le antiche pietre di Stonehenge spezzò la sinfonia di vita della dea e si rialzò. Il suo volto aristocratico si deformò in qualcosa di primordiale e terribile, gli occhi viola che bruciavano di odio puro.
«Se non posso ottenere quello che voglio… vi ucciderò tutti!» ruggì.
Alzò le braccia al cielo e caricò per l’ennesima volta l’Arco del Settimo Buio. L’arco nero colossale si materializzò sopra di lui, più grande e più oscuro che mai, carico di tutta la sua disperazione e la sua antica malvagità. La freccia invisibile si tese con un suono che sembrava il lamento di un universo morente.
Poi scoccò. 😈
L’onda di distruzione assoluta partì verso i cinque. 🧟😱
Ma i Quattro Cavalieri Fatei non indietreggiarono.
Lirian, Thalorien, Kael ed Elyn si unirono in formazione perfetta, mani tese verso il cielo. Le loro luci si fusero in un unico, splendente Arco delle Sette Luci — un arco iridescente, fatto di tutte le melodie, le danze e l’amore che avevano condiviso con Sereluna nel corso dei secoli.
«Per la Dea! Per il mondo che amiamo!» gridarono all’unisono. 🏳️🌈🏹
I due archi titanici si scontrarono.
Fu uno scontro difficile, lungo, estenuante. L’oscurità del Settimo Buio premeva con forza brutale, cercando di corrompere e spegnere le luci. Per alcuni terribili istanti sembrò che Ferdon potesse ancora prevalere. Ma la grazia di Sereluna, unita alla fedeltà incrollabile dei suoi cavalieri, era più forte.
L’Arco delle Sette Luci prevalse.
L’energia oscura venne assorbita, purificata e ritorta contro lo stesso Ferdon, senza però ferirlo mortalmente. L’arco nero si disintegrò nelle sue mani. Il Cavaliere Nero venne scaraventato all’indietro e cadde pesantemente a terra, esausto, sconfitto, ma ancora vivo.
Sereluna, splendente al centro del cerchio, abbassò lentamente le braccia. La sua voce era calma, ma carica di autorità divina. «Basta, Ferdon. Il tuo tempo di oscurità è finito.»
I Quattro Cavalieri, ancora luminosi e imponenti, circondarono il nemico sconfitto, pronti a qualunque cosa la Dea ordinasse.
La battaglia era vinta, ma il destino di Ferdon er ancora nelle mani di Sereluna.
I Quattro Cavalieri, ancora splendenti come colonne di luce, circondavano Ferdon sconfitto. Thalorien Naranje, con il fianco ancora sporco del suo stesso sangue, avanzò per primo. La spada spettrale apparve nella sua mano, crepitante di energia arancione, e la puntò direttamente al petto del Cavaliere Nero, proprio sul cuore.
«È la fine, verme!» ringhiò Thalorien, la voce carica di tutto il dolore e la rabbia accumulata.
Il braccio si tese, pronto a trafiggerlo.
«Fermo!»
La voce di Sereluna risuonò chiara e imperiosa. Thalorien si bloccò all’istante, la lama che tremava a un soffio dal petto di Ferdon.
La Dea si avvicinò lentamente, ancora avvolta dalla sua luce celestiale. I capelli fluttuavano leggeri, gli occhi acquamarina pieni di una tristezza antica e di una saggezza infinita. Fece un cenno con la mano davanti al volto di Ferdon.
Improvvisamente e subito su dei monoliti comparvero visioni.
L' oscuro cavaliere vide gli eccidi di Zernames, le bestie corrotte che devastavano intere città, trasformando uomini in mostri urlanti. Vide il terrore di Veesnar, le notti eterne in cui la follia divorava interi regni. Vide lo spadroneggiamento dei re tiranni, il sangue versato per avidità, le invasioni brutali, l’invasione del regno di Esmelia con i suoi fuochi e i suoi massacri. Secoli di dolore, di cicli di distruzione e rinascita forzata, di sofferenze che nessun “reset” aveva mai davvero cancellato.
Ferdon spalancò gli occhi, il corpo rigido mentre le immagini lo attraversavano come lame.
Sereluna parlò con voce calma ma potente, che riecheggiò tra i monoliti di Stonehenge:
«Il mondo di Anec non è mai stato un film a lieto fine della Disney, Ferdon. È sempre stato fatto di sangue, di scelte, di dolore e di redenzione faticosa. Il concetto di plasmarlo e controllarlo come credi tu è solo un’illusione. Un’illusione pericolosa e arrogante.»
Fece un passo ancora più vicino, guardandolo dritto negli occhi.
«E tu hai tentato di uccidermi… per questo. Hai fatto del male a degli innocenti che volevano godersi un concerto per dimenticare tempi di dolore, per questo!»
Ferdon, per la prima volta, sembrò davvero piccolo. Il suo volto aristocratico era pallido, il respiro affannoso. Non rispose. Per la prima volta dopo millenni, il peso di ciò che aveva cercato di fare sembrava schiacciarlo.
I Quattro Cavalieri rimasero in silenzio, le spade ancora pronte, in attesa del verdetto della loro Dea.
Sereluna continuò: (la ragione per cui avresti fallito comunque il rituale è che il mondo di Anec non è finito, è già tornato con me, con i miei cavalieri, con tu stesso, con la mia fata guardiana e chi ti ha dato l'addestramento. Siamo proprio noi. Ma tu guidato da propositi folli hai alzato la mano contro i tuoi fratelli.) Dopo queste parole rimase lì, in piedi davanti al suo nemico sconfitto, luminosa e terribile nella sua grazia.
Dopo la battaglia di Stonehenge, Sereluna non volle la morte di Ferdon.
Con un gesto della mano e un canto basso e solenne, creò un portale di luce e ombra intrecciate. Ferdon, esausto e sconfitto, venne risucchiato al suo antico castello oscuro. Le mura nere si sigillarono magicamente intorno a lui: porte, finestre e torri si fusero in un’unica prigione vivente, impenetrabile dall’esterno e dall’interno.
Prima di sigillare definitivamente il castello, Sereluna gli apparve un’ultima volta come visione.
«Ogni giorno riceverai visioni delle tragedie reali del mondo di Anec: gli eccidi, le guerre etniche, le sofferenze inutili, le false speranze e i veri atti di redenzione. Vedrai la vanità del tuo tentativo di “resettare” tutto con la forza. Non sarà una tortura… sarà uno specchio. Quando sarai pronto a comprendere che il dolore fa parte della melodia della vita, e che la vera Anec nasce dalla scelta libera e non dal controllo, potrai chiamarmi. Ti lascio la possibilità di cambiare e unirti a noi. Fino ad allora… rifletti, Bel Tenebroso.»
I cavalieri fatei si lamentarono non capendo perché la dea volesse essere clemente con uno che loro consideravano un maniaco omicida. La dea rispose loro: "a parte il fatto che ogni vita è preziosa, ancora di più lo è la vita delle creature dell' antica Anec come noi. Lui è uno di noi e noi non uccidiamo i nostri simili, nemmeno uno come lui."
Forse far tornare l' antico mondo di Anec veramente avrebbe risolto tanti problemi, ma io amo troppo questo mondo, i suoi Mass media, la sua tecnologia, la rete globale, i canali satellitari e.. voi.
Voglio godermi la vita insieme a voi.
Ferdon rimase solo nel silenzio del suo castello sigillato, con gli occhi spalancati mentre le prime visioni iniziavano a tormentarlo.
Passò un mese.
I Quattro Cavalieri Fatei furono costretti a un lungo periodo di controlli e degenze. Le ferite inflitte da Simka (Ferdon) erano profonde, soprattutto quelle spirituali. Thalorien rischio' un intervento al braccio, Elyn fu operato e costretto al ricovero per settimane dal residuo oscuro nel petto, Kael e Lirian dovettero curarsi da ustioni e ecchimosi dolorose ed evidenti, ma guarirono tutti.
E quando furono di nuovo in forze, pieni di vita e di voglia di riscatto, organizzarono il maxi concerto della rinascita.
In una vasta pianura ai piedi di una grande città ferita dalla guerra e dalla povertà, Sereluna (Lady Seren) tornò sul palco. I suoi Quattro Cavalieri, splendidi nelle toghe templari dorate e argentate, danzarono con lei come mai prima. Coreografie potenti, precise, cariche di emozione.
La voce della Dea si alzò pura e travolgente, raggiungendo centinaia di migliaia di persone. La musica guarì una nazione intera:
Ferite fisiche e psicologiche si chiusero.
Ponti e case distrutte si ricostruirono pietra dopo pietra, illuminate da note luminose.
Odii etnici e rancori antichi si sciolsero in lacrime di comprensione.
La gente ballava, rideva, si abbracciava tra ex nemici.
Lirian, Thalorien, Kael ed Elyn danzavano intorno a lei con sorrisi radiosi. Elyn, il più folle, fece persino un assolo acrobatico che fece impazzire la folla.
Alla fine del concerto, sotto un cielo stellato, Sereluna alzò le braccia e sussurrò:
«Questo è il vero potere. Non cancellare il dolore… ma trasformarlo in musica.»
Da qualche parte, nel suo castello sigillato, Ferdon vide tutto attraverso una visione. Per la prima volta, una lacrima scese sul suo volto desolato.
La porta del cambiamento era ancora aperta nonostante tutto. 🙏🏳️🌈💕
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