mercoledì 8 giugno 2011

QUATTRO PAROLINE.....in lettera


I funerali del signor Mauro Rossi erano appena terminati. Rassegnati, quasi incuranti e senza una lacrima i parenti si avviavano a casa; tanto sapevano che quell'uomo, vedovo da anni era malato da tempo e adesso aveva finito di soffrire.
Il suo unico figlio Giovanni, noto imprenditore si avviava verso la casa paterna, per fare pulizie e chiuderla, perchè aveva deciso di mettere in vendita l'immobile. Entrò nella casa dove aveva abitato nella sua infanzia felice e colma d'affetto, l'affetto del genitore che ora aveva perduto, l'affetto che neanche più ricordava. La casa aveva un aspetto oscuro e dimesso. Giovanni si mise ad ammucchiare le cianfrusaglie dell'estinto per poi buttarle via, finchè non trovò in un cassetto una busta con su scritto A MIO FIGLIO GIOVANNI. Aprì la busta e ne estrasse la lettera iniziando a leggerla: Caro figliolo, sono io papà, ti scrivo questa lettera, sapendo che prima o poi la troverai, per dirti quattro paroline che ho sempre voluto dirti, ma avevo paura a farlo di persona. A dire il vero non so da che parte iniziare, perciò ti parlerò di me, dell'uomo che sono stato: Sono nato come sai in una famiglia benestante, mia madre è morta che ero piccolo, lasciandomi un vuoto nel cuore. Mio padre il nonno di cui (per suo desiderio) hai seguito le orme, non si è mai interessato di me. Se ogni tanto mi vedeva e mi salutava per lui era già tanto.
Mi aveva raffidato a mia Zia Franca che per me è stata come una madre, anche se non lo dicevo però io sentivo la sua mancanza. Cresciuto ho frequentato le migliori scuole e l'università di giurisprudenza laureandomi e diventando legale. Anche grazie all'aiuto dei miei amici mi sono inserito nella professione. A dire il vero sono state più le cause che ho perse che quelle vinte. Forse sono stato io stesso una causa persa.
Poco dopo ho incontrato una bella ragazza che mi comprendeva, mi ascoltava e mi amava, e così in uno dei giorni più felici della mia vita l'ho sposata. Ricordo che papà è scappato subito dopo la cerimonia per badare ai suoi affari. In quel momento ero troppo felice per pensarci, ma ci ho pensato dopo.
Ma il giorno più felice della mia vita è stato quando sei arrivato tu. Quando ti ho preso in braccio per la prima volta è stato come conquistare il mondo intero. Come era bello tornare a casa la sera, giocare con te 10 minuti, metterti a letto raccontandoti una fiaba, andare in campeggio con te e la mamma. Gli anni della tua infanzia sono stati i più felici della mia vita. Nemmeno mio padre ha potuto resisterti, quando ti ho presentato a lui dicendo: papà ammira mio figlio, ha avuto un fremito di commozione. Poco a poco portandoti sempre da lui sono riuscito a farlo diventare un nonno innamorato del nipotino, e quando mi ha detto che voleva che tu fossi il suo erede sono stato felice. Crescendo con gli anni ti sei allontanato da me e mamma, hai studiato legge come me, anche se poi hai cominciato a lavorare con il nonno. Io sono stato fiero di te, ma avrei voluto esserti accanto di più di quel che mi hai permesso. Ancora più fiero però sono stato quando ti sei trovato una bella ragazza e ti sei sposato. La sera dopo le nozze ho pianto di gioia, perchè pensavo saresti stato felice. Poi anche tu sei diventato papà con mio grande orgoglio, mi auguravo che tu avresti provato la stessa gioia che avevo provato io, e io avrei potuto aiutarti in questa tua missione. Purtroppo ti ho visto allontanarti dalla tua famiglia, trascurare tuo figlio, e questo mi ha deluso. Devo confessarti che a volte avrei voluto prenderti a sberle. Quando tua madre è morta avrei voluto cercare rifugio in te, perchè ormai eri l'unica cosa che mi restava, ma ti ho visto allontanarmi come se avessi del rancore. Non sono mai riuscito a partecipare alla vita di mio nipote, perchè mi mancavi te. Tuo nonno ha partecipato alla tua perchè c'ero io con lui. Ma tu con me non sei mai stato.
Poi come sai mi sono ammalato. Il cancro mi fatto molto soffrire e così le cure, nei momenti di maggior sofferenza ho pensato a te, quando eri piccolo. E' stato questo che mi ha aiutato a sopportare quel dolore.
In questi ultimi miei giorni ho avuto un solo desiderio: vederti tornare da me, accudirmi un pò, consolarmi quando stavo male, mettermi a letto,vederti al mio capezzale seduto su una poltrona, coperto da un plaid a sonnecchiare. Purtroppo non è mai successo. Hai considerato il tuo lavoro più di me e chiunque, ma fai ancora in tempo ad avvicinarti al tuo ragazzo, non perderti più niente della sua vita, ti sei già perso tanto. Un giorno potresti restare solo.
Da ultimo voglio dirti che tu sei stato la cosa più preziosa della mia vita, anche se ti sei allontanato. Pregherò per te nel luogo dove vado, se di pregare là mi sarò consentito.
Tuo papà.
Giovanni pianse in silenzio e guardandosi allo specchio vide oltre il suo orgoglio, vide i suoi errori che lo stavano conducendo ad una vita solitaria e desolata. Da quel giorno non si perse più le gioie della famiglia e divenne l'eroe del figlio.
Tutti i rimproveri del mondo non lo avrebbero smosso minimamente e anzi lo avrebbero solo incaponito. Una lettera scritta con amore lo aveva ravveduto.

giovedì 2 giugno 2011