martedì 19 luglio 2011

LA LADRA DI ANIME


Era il 1896 e la vita scorreva serena a Morton, piccolo paese dell'Inghilterra meridionale. Gli abitanti attendevano alle consuete occupazioni: ricavando il pane dal loro duro lavoro, sperimentando le piccole gioie e i dolori di sempre, vedendo crescere i loro figli e seppellendo chi se ne andava.
Fra tutti gli abitanti però ce n'era uno che mancava: William O' Connor, il cacciatore di taglie, era scomparso il giorno in cui si era recato ad indagare sui delitti avvenuti in un piccolo villaggio vicino e nessuno lo aveva più rivisto. In verità William aveva deciso di andarsene dopo la notte più terribile e al tempo stesso più bella della vita, la notte in cui aveva affrontato Draikan e conosciuto la bellissima Marisol. Morto il principe dei vampiri, tutti i vampiri, i demoni e le creature del male avevano deciso di mettersi alla sua ricerca per vendicarlo e avrebbero devastato per rivalsa il suo villaggio se lo avessero trovato laggiù.
Per anni aveva vagato come un senza tetto per l'Europa finchè spinto dalla disperazione decise di bussare alle porte di un convento per chiedere aiuto. I monaci vedendolo magro come un chiodo e ridotto come un selvaggio ebbero pietà di lui e decisero di prenderlo, ripulirlo, rifocillarlo, e medicarlo. In cambio William li ripagò facendo lavori vari per loro. Ma un giorno i monaci scoprirono la sua origine soprannaturale, perchè un operaio appiccicato al tetto della chiesa per lavori di restaurò agli affreschi perse la fune che lo reggeva e cadde giù, allora William spiccò un salto impossibile per chiunque e prese al volo il malcapitato, e compiendo una serie di piroette cadde in piedi illeso. Alcuni monaci gridarono al miracolo, altri invece sospettarono di possessione diabolica, mentre il priore spaventato decise di trovare per lui un'altra sistemazione, parlò con un ricco mercante di nome Marcel Dubois, del vicino villaggio di Oradour sur Rave e gli avviò William come cameriere. Così William si trasferì nel villaggio in questione ed entrò alle dipendenze del signor Marcel, il poveretto inizialmente non si sentì affatto a suo agio, perchè il padrone aveva un carattere cattivo, e quando era arrabbiato urlava da far imbiancare i capelli. Come se non bastasse la gente lo guardava in cagnesco e lo derideva per il suo accento inglese. Fra tutti però c'era una persona che lo accolse benignamente, la giovane figlia del padrone una ragazza quindicenne di nome Melanie, a cui William ricordava un fratello maggiore morto anni addietro. Questa ragazza lo trattava con dolcezza, gli parlava, si divertiva a pettinarlo e nei rari momenti di riposo gli portava del tè e dei biscotti. Ma poco dopo il trasferimento di William, fatti spaventosi iniziarono ad accadere nel villaggio: pecore, buoi e persino cani iniziarono a scomparire, per essere poi ritovati fatti a pezzi su strani altari fatti di pietre, come se fossero stati sacrificati. Ma il peggio doveva ancora arrivare, infatti due bambini che si erano avventurati nel bosco vennero trovati morti, senza ferite ma bianchi come la cera e con strani disegni sul corpo.
Furono chiamati vari medici, ma nessuno di essi seppe fornire una spiegazione convincente del decesso, visto che non era dato trovare traumi o lesioni e non c'era spiegazione per il colore e i disegni. I gendarmi, le autorità del paese e alcuni ispettori indagarono sull' accaduto, perlustrarono la foresta e misero in carcere alcuni sospetti, ma non vennero a capo di nulla. William iniziò a temere che i suoi nemici notturni lo avessero trovato e stessero cominciando a colpire la comunità che lo aveva accolto, anche se di solito i vampiri non uccidono le proprie vittime in quel modo, preso dalla paura non volle uscire ad indagare ma anzi ogni notte si chiudeva nella sua camera pregando di non venire attaccato.
Altri bambini morirono e gli abitanti del villaggio caddero nel terrore, credendo che il diavolo in persona li stesse perseguitando. William osservò i loro funerali, le piccole bare bianche, la disperazione dei genitori, e nel suo cuore disprezzò profondamente se stesso, perchè quella gente stava soffrendo per la sua vigliaccheria, la notte dopo uscì deciso a cercare e affrontare la causa di quel male, tanto non poteva scappare in eterno. Subito avvertì l'odore di una creatura soprannaturale, diverso da quello dei vampiri e le altre creature affrontate in precedenza e seguendone le tracce vide una figura incappucciata in un manto nero che camminava per strada, le balzò addosso e la attaccò stendendola a terra e notò che si trattava di una bella donna, avvolta in vesti nere, adornata di strani gioielli e tatuaggi. William mollò la presa e la osservò attonito, ma prima che potesse chiederle qualcosa quella si trasformò in uno stormo di corvi e volò via. Fu allora che William comprese che il problema del villaggio non erano i vampiri o altri demoni, ma una strega, l'indomani si avviò verso una taverna e chiese se nel villaggio ci fosse mai stata una strega, si sentì rispondere che ce n'era stata una in effetti, una certa Clementine che era stata linciata dalla gente del posto per aver sedotto e ucciso un prete e aver portato il carbonchio nella comunità. Ma la sua morte era avvenuta solo per furore del popolo, le autorità non avevano emesso alcun procedimento contro di lei.
Il giorno seguente William si armò e si mise alla ricerca della strega, seguendo il suo odore si addentrò nei boschi adiacenti al villaggio, camminò parecchio finchè nei pressi di una fonte trovò una specie di altare con una palla di vetro che riluceva di una luce verde-azzurra. William si avvicinò e toccandola con una mano vide in essa il suo villaggio natale di Morton, si rese conto che quella doveva essere una sfera per la divinazione, ma quando tentò di adoperarla vide le facce dei bambini uccisi che urlavano di dolore e terrore. A questo punto capì con orrore che quella sfera traeva energia dagli spiriti dei bambini morti che vi erano stati imprigionati, e con un urlo si tirò indietro, ma sentì apparire alle sue spalle la strega artefice di quegli orridi malefici. Dopo un'attimo di terrore le disse: Sei tu la bestia che uccide i bambini del villaggio? E la attaccò per farla a pezzi. Ma la strega lo paralizzò con lo sguardo e lo legò ad un albero, gli rispose che era lei a fare del male ed aveva un buon motivo per farne, poi gli disse che non doveva temerla perchè non lo avrebbe ucciso; gli disse che lo conosceva perchè aveva visto nella sua sfera magica tutta la sua storia e decise di raccontare a lui la sua: si chiamava Vivianne ed era figlia della strega Clementine De Vierre che era stata uccisa dai compaesani anni prima. Sua madre non era affatto la strega cattiva e malefica descritta dagli abitanti del villaggio, bensì era una strega buona che aiutava tutti gratuitamente con i suoi rimedi magici, e si manteneva facendo la cameriera. Il prete che abitava al villaggio anni prima, di nome Robert D'angioux si era innamorato spontaneamente di lei ed era suo padre in quanto aveva consumato una relazione con Clementine peccando di sua volontà contro i suoi voti. Un giorno però, pentendosi delle sue trasgressioni, volle ritornare alla castità ecclesiastica lasciando la sua amante e precludendole ulteriori contatti, nonostante sapesse di averla ingravidata. La strega pur soffrendo molto per la decisione del suo amante, la rispettò e non cercò più la sua compagnia, almeno fin quando il prete si ammalò gravemente; fu allora che tornò da lui, implorandolo di permetterle di salvargli la vita. Il prete rifiutò dicendole che non voleva aver nulla a che fare con la magia, ma nell'estrema agonia tentò di chiamare Clementine, perchè voleva provvedere alla bambina che aveva generato col suo peccato lasciandole del denaro. I fratelli del prete però, avidi e corrotti non volevano che il patrimonio fosse spartito con una bastarda che neanche doveva venire al mondo, quindi gli impedirono di richiamare la donna e misero in giro la diceria secondo la quale Clementine aveva stregato il prete perchè mirava ai suoi beni, e quando questi se ne era liberato lo aveva fatto ammalare mortalmente per vendetta. Poco a poco la gente iniziò a dare credito a queste voci e quindi per paura smise di frequentare la strega e di ricorrere a lei per i suoi problemi. Di lì a poco vi fu in paese una epidemia di carbonchio che fece alcune vittime perchè al medico del posto mancavano i medicinali per curarla. allora i parenti del prete e altre persone maligne cominciarono a mettere in giro la voce secondo cui la responsabile era Clemantine arrabbiata perchè la gente la rifuggiva. Gli abitanti del villaggio, adirati per la disgrazia diedero credito alla calunnia e sfogarono la loro rabbia sulla strega, venendo a prenderla di notte e picchiandola fino a farla morire. La sua bambina non solo dovette assistere all'esecuzione, ma venne spogliata dei suoi beni e mandata a vivere con le fiere nella foresta, nella speranza che vi morisse.

"Quella bambina come sai sono io", disse la strega. "Sarei morta se non fosse stato per gli spiriti della foresta che mi hanno allevata e insegnato le arti di mia madre. Ora sono tornata per punire coloro che mi hanno tolto l'avvenire, distruggendo i figli dei loro figli che sono il loro avvenire, ecco perchè faccio questo."

Dopo due minuti di riflessione William alzò lo sguardo e rispose: "Dunque secondo te degli innocenti devono pagare, innocenti come lo eri tu allora! Quel che ti è accaduto è doloroso e terribile, ma cosa credi di concludere in questo modo, riavere tua madre, onorarne la memoria, avere giustizia per quel che ti hanno fatto? No Vivianne, stai solo diventando un mostro, il mostro che tutti credevano fosse tua madre.

Vivianne rispose: "Loro mi hanno fatta diventare così, sono loro i mostri, venuti nella notte a togliermi il poco che avevo, riempiendomi di paura e di odio e negandomi un avvenire. Come loro mi hanno tolto il mio futuro, così io sto uccidendo il loro".

William ribattè:  " Stento ad immaginare quel che devi aver provato a veder distrutta la propia infanzia in quel modo. Ma così tu stai diventando come e peggiore di loro, infliggi sofferenze a degli innocenti come lo eri tu a quel tempo per punire dei colpevoli che adesso non ci sono più. Trova un'altro modo per rifarti, questo è sbagliato."

"Basta così" Intimò la strega. Poi disse "Voglio farti un'offerta: unisciti a me e non avrai più bisogno di scappare da nessuno. Insieme potremo creare la stirpe più potente mai esistita sulla terra e regnare come signori. Dopo tutto tu dovresti comprendermi, pensa bene William, sei nato diverso e diverso morirai, non sei mai stato accettato dagli uomini e mai lo sarai. Smettila dunque di proteggere gli esseri umani e unisciti a me. Stanotte alle 12 in punto io sarò sulla collina accanto al bosco, se verrai buon per te, se no saprò che avrai rifiutato l'offerta e in questo caso peggio per te, dovrò eliminarti con tutti gli altri. Da ultimo considera questo: tu almeno hai avuto padre Dawson  e i suoi parenti che ti hanno aiutato a conquistare la tua umanità. Io ho avuto solo me stessa per sopravvivere. Se fossi cresciuto nelle mie condizioni cosa saresti adesso? Pensaci prima di trarre giudizi." Poi scomparve e William fu libero di muoversi.

William pensò bene a quel che la strega gli aveva detto, a quel che essa doveva aver provato in tutta la sua vita, ai vantaggi che avrebbe ricavato ad unirsi a Vivianne. Ma pensò anche al male che lei stava facendo a degli innocenti, per unirsi a lei doveva accettare di diventare un mostro,come quelli che aveva sempre combattuto; inoltre poteva veramente affidarsi anima e corpo ad una creatura così spietata, fidarsi di lei? La risposta era no. Tuttavia non se la sentiva di ucciderla, doveva esserci un altro modo per fermarla. Non uscì di casa e rimase tutta la notte nella sua camera. La mattina dopo dei gendarmi, accompagnati da una folla inferocita, fecero irruzione in casa del signor Dubois e lo trascinarono fuori per i capelli, riuscendo a stento a proteggerlo dalla gente che voleva linciarlo. L'accusa era chiara: molte persone lo avevano visto aggredire due contadini alle prime luci dell'alba, risucchiando loro la vita e riducendoli a mummie. Vana fu la difesa di William e lui venne picchiato, fustigato e rinchiuso in cella. Il malcapitato capì che Vivianne aveva agito prendendo le sue sembianze per far cadere le sue colpe su di lui e toglierlo di mezzo. Era stata lesta a realizzare le sue minacce, ma adesso lui doveva liberarsi perchè occorreva fermarla prima che facesse altre vittime. 
Quando un guardiano entrò nella sua cella per sfogare la sua rabbia, William lo ipnotizzò, lo spogliò dei suoi vestiti e lo mise al suo posto; poi camuffato uscì di prigione e si recò nei boschi per fare i conti con Vivianne. La trovò nei pressi della fonte e le disse: "Ascolta Vivianne, sono qui a tua disposizione, fa ciò che vuoi, se vuoi vendicarti, prendi la tua vendetta su me, oppure usami come meglio credi, ma lascia stare i bambini del villaggio, ti sei già vendicata abbastanza su quella povera gente."
La strega rispose: " Povero stupido quanto credi di valere? Quel che voglio è la mia vendetta e nessuno me la toglie. Ti sei liberato dalle catene, allora scappa; non pensare neanche di mettermi bastoni tra le ruote o ti elimino." Vedendo che non si poteva trattare con la strega William fu costretto ad affrontarla, ma la sua forza soprannaturale non gli fu d'aiuto perchè Vivianne lo circondò con delle nebbie malefiche che lo indebolivano e lo stordivano, poi lo prese alle spalle lo immobilizzò a terra e gli disse: "Sei stato uno stupido, avresti potuto divertirti con me. Quando ti avrò ucciso prenderò il tuo seme e realizzerò comunque i miei obiettivi. In questa storia chi perde sei solo tu, per i tuoi moralismi." Ma quando fece per tagliargli la gola con gli artigli ricevette un colpo di spranga alle spalle. Era Melanie che aveva seguito William di nascosto e sapendo tutto era giunta in suo aiuto.  Vivianne la prese per il collo, la sollevò da terra e iniziò a risucchiarle la vita. William, vedendo che Melanie stava per morire, con tutto le sue forze si liberò del sortilegiò e pugnalò Vivanne alle spalle. William la fissò negli occhi  morenti e le disse: "Perchè Vivianne, perchè me lo hai fatto fare?" "Evidentemente devo essere più umana di quanto pensi, rispose Vivianne. Sapevo quel che mi avresti fatto, potevo salvarmi uccidendoti la prima volta che mi hai trovata." "E perchè allora non lo hai fatto?"  "Perchè non volevo uccidere una persona così simile a me. Io e te siamo simili, la sola differenza è che tu puoi fare a meno di covare rancore, io purtroppo no." Disse la strega prima di morire. Dopo quel che era succeso William fu costretto ad andare via dal villaggio, portò con se il corpo di Vivianne, seppellendolo lontano, dove le sue vittime non avrebbero potuto dileggiarlo. Poi distrusse la sfera magica, liberando gli spiriti dei bambini imprigionati.  Era stato costretto ad uccidere un suo simile, per proteggere gente che lo odiava, in nome di ciò che era giusto. Ma era veramente giusto tutto ciò? Vivianne non aveva scelto di diventare ciò che era, era stata la passata generazione di paesani a rovinarla, distruggendo la sua esistenza, ferendo irrimediabilmente la sua anima e così preparando quella rovina per i loro nipoti. Il mercante Marcell riuscì a salvarsi, ma perse i suoi averi e lasciò il paese Ancora una volta William era solo e attanagliato dai rimorsi.


Questa storia è la continuazione del racconto Dhampyr, ecco il link alla storia originale:
DHAMPYR










martedì 12 luglio 2011

AVVERTIMENTO


Nell'anno 1997 avevo trovato un lavoretto che mi permetteva di guadagnarmi qualcosa e metterla da parte: assistevo un anziano prete di nome Don Bruno che non sapeva attendere alla sua casa. In pratica, nonostante gli impegni della scuola, io gli pulivo la casa, gli preparavo il pranzo, gli mettevo i capi in lavatrice e quando era malato dormivo a casa sua per prestargli soccorso in caso di malori improvvisi. Insomma facevo per lui quello che le badanti fanno per gli anziani, mi vergogno un pò a dire questo, ma ovviamente lui mi pagava bene e la mia situazione finanziaria non era all'epoca quella che è oggi. Verso sera gli preparavo la cena e quando lui aveva finito di mangiare "mangiava presto e leggero, un panino e una mela" allora ero libero di andare.
Una sera che avevo appena terminato di espletare il mio servizio, avevo la radio accesa e sintonizzata su Radio Maria, l'unica stazione che il prete volesse ascoltare in quanto si accordava, oserei dire a meraviglia, con le sue preferenze. Erano appena finiti i vespri e le meditazioni sulla Bibbia ed era iniziata una rubrica in cui si dava spazio alle storie della gente, in pratica gli ascoltatori telefonavano e riferivano le loro storie, i loro problemi o le loro gioie, chiedendo preghiere e incoraggiamenti. Tra i tanti che telefonavano parlando delle loro questioni, ci fu una donna di nome Concetta la cui storia mi colpì profondamente. Adesso cerco in buona fede di riportarla per come la sentii in quel tempo. Tenete presente comunque che è passato molto tempo e alcuni particolari potrebbero discordare dalla narrazione originale. Io posso scrivere solo quello di cui mi ricordo e preferisco non usare i veri nomi dei protagonisti. La donna telefonò, riferì il suo nome e la città in cui viveva e prese a dire: voglio comunicare al mondo intero la mia gioia e ringraziare apertamente Dio, che ha aperto gli occhi a me e mio marito sull'errore che stavamo facendo e che avrebbe segnato la vita nostra e di nostro figlio. Allora fra la conduttrice e Concetta si svolse la seguente conversazione:

Conduttrice: Allora Concetta dicci di questo grande errore.

Concetta: io e mio Marito Paolo abbiamo un bel bambino che si chiama Marco, solo adesso guardandolo negli occhi sappiamo che lui è la nostra ragione di vita e la nostra gioia più grande, per ben 5 anni come degli stupidi abbiamo rinunciato a questa gioia in favore dei miei suoceri, che come nonni volevano essere i protagonisti principali della sua vita.

Conduttrice: avete rinunciato, a vostro figlio, e perchè mai?

Concetta: vede io e mio marito siamo cresciuti entrambi con i nostri nonni. Io perchè sono rimasta orfana da piccola e di conseguenza sono andata con loro, mio marito perchè i suoi genitori amavano viaggiare il mondo, per lavoro e ambizione personale e non volevano mai il figlio con loro, perciò lo parcheggiavano dai nonni a tempo indefinito e venivano a trovarlo solo una volta ogni tanto o nelle feste comandate. Mio marito è stato molto solo nella sua infanzia, nonostante i nonni lo accudissero al meglio, non ha mai avuto quell'amore che solo una madre e un padre possono dare.
Ci siamo conosciuti all'università e ci siamo innamorati. Durante il nostro fidanzamento i miei suoceri non hanno mai voluto sapere molto di me e dei sentimenti di mio marito.

Conduttrice: che genitori affezionati! E poi?

Concetta: le cose però sono cambiate quando ci siamo sposati. E' stato allora che i suoi genitori sono tornati dicendo che noi avevamo il divino dovere di renderli nonni e dovevamo lasciare crescere il bambino con loro per il suo bene.

Conduttrice: ma tu pensa un pò, sono stati così carini con il nipotino che ne hanno persino preordinato la nascita! Certo diventare nonni è davvero una gioia, ma i figli dovrebbero venire perchè Dio li manda quando è tempo e perchè i genitori vogliono averli.


Concetta: faccio notare che a dire il vero, anche noi volevamo diventare genitori.Comunque la gioia di mio marito, per il ritorno di genitori assenti che aveva sempre voluto, era così grande che li assecondava in tutto e per tutto. Anche io da moglie e futura madre subivo la loro influenza, perchè era come se loro avessero una sorta di potere ipnotico.

Conduttrice: addirittura, ma non mi dire, e poi?

Concetta: quando nacque il bambino con grande gioia di tutti, i nonni furono gli unici ad aver diritto di dichiarare al mondo questa gioia. io che ero la madre venivo messa in secondo piano, mentre mio marito doveva esserne completamente escluso. Infatti non potè neppure partecipare al battesimo perchè sarebbe stata un'offesa ai suoi genitori.

Conduttrice: ma è inaudito! Negargli il battesimo del figlio. Non può essere, non ci credo.

Concetta: si fu così perchè mio suocero si era disinteressato di lui alla nascita, quindi mio marito non doveva interessarsi molto a suo figlio. Ma il bello, anzi il brutto doveva venire, difatti da quel momento in avanti i miei suoceri cominciarono ad emarginarci progressivamente, particolarmente mio marito.

Conduttrice: come cominciarono ad emarginarvi, per caso se lo presero tutto per loro e volevano impedirvi di vedere il piccolo, e che motivo avevano di emarginare il figlio?

Concetta: come previsto loro presero il bambino. Noi non osavamo ribellarci, li ritenevamo in diritto, eravamo come plagiati perchè mio marito voleva sottomettersi completamente per l'affetto che aveva sempre nutrito per loro. Non cercavano di impedirci di vederlo, quello no, perchè noi potevamo venire a trovarlo quando volevamo, e se noi non venivamo da loro, allora venivano loro da noi con il bambino, in più ci concedevano di tenerlo per qualche domenica, ma poi doveva sempre tornare da loro, anche se magari voleva restare. L'emarginazione stava nel fatto che loro dovevano essere gli unici a prendersi cura del bambino, gli insegnavano che i nonni erano la vera famiglia dei bambini, che i genitori avevano solo il dovere di aiutare i nonni e potevano vivere con il bambino solo quando non c'erano i nonni, che lui avrebbe dovuto ereditare il lavoro dei nonni, e che quando un giorno lui sarebbe divenuto genitore, avrebbe dovuto occuparsi principalmente dei suoi affari e regalare suo figlio a noi, perchè i nonni sono a loro dire 3 volte superiori.

Conduttrice: in pratica secondo loro, i nonni diventavano i genitori e i genitori diventavano i nonni e stavano già programmando psicologicamente il bambino perchè si adeguasse al loro pensiero.

Concetta: si ma crescendo il bambino vedeva la differenza fra lui e gli altri, andando all'asilo vedeva gli altri parlare del padre e della madre, mentre lui parlava dei nonni, e si sentiva chiedere dai compagni e dalla maestra se noi fossimo morti; tornando a casa domandava ai nonni come mai tutti vivessero con papà e mamma, e loro rispondevano che tutto il mondo aveva torto e loro ragione.

Conduttrice: veramente a me questa storia pare inverosimile, dì la verità Concetta, non è che avete avuto dei problemi che vi hanno invalidati a badare al piccolo e lo avevate affidato ai nonni per questo? Si sincera, telefonando a Radio Maria è come se fossi alla presenza del Signore.

Concetta: assolutamente no, andiamo d'amore e d'accordo e abbiamo un buon reddito, perchè mio marito è insegnante universitario e io segretaria. Abbiamo la domestica che si occupa  della casa e tornando a casa il pomeriggio abbiamo il resto del giorno libero. Se avessero voluto prendercelo per nostra invalidità avrebbero fatto bene, ma noi non abbiamo problemi nè di reddito nè di tempo, nè di coppia. Ma ancora non ti ho detto niente, senti un pò questa: dicevano di mio marito che era sempre all'estero per lavoro, quando in realtà mio marito è sempre stato a casa con me e non si è mai mosso, andavano alle feste e spargevano questa diceria, io ero raramente invitata, ma mio marito doveva sempre stare lontano, e quando ci rimaneva male loro erano felici e ridevano, particolarmente mio suocero, che gli diceva sempre: tu adesso ti stai sacrificando per me come giusto, un giorno tuo figlio rinuncerà alla gioia di essere padre per te, e ti darà un erede. Impara oggi questa dura lezione e saprai come comportarti in futuro con tuo figlio.
Sono state propio queste parole a far riflettere mio marito e aprirgli gli occhi, a fargli capire che non solo da piccolo loro gli avevano fatto mancare il loro appoggio e il loro affetto, ma adesso gli stavano anche facendo perdere la gioia di essere genitore.Allora abbiamo cercato consiglio presso gli amici e un prete, tutti hanno condannato il loro comportamento, dicendoci che questi non volevano fare i nonni, ma stavano facendo i genitori a nostre spese, per rifarsi dei loro fallimenti. Ma il bello è che ci dicevano di non procreare altri figli, perchè per loro sarebbe divenuto difficile allevarli e i genitori non devono tenersi i figli, devono sempre darli ai nonni.

Conduttrice: Quello che dici è inverosimile Concetta, stai parlando come se queste persone avessero fatto del loro nonnismo una vera e propia forma di tirannia, ma ti rendi conto?

Concetta: purtroppo si, è così ma un giorno mio marito e io abbiamo deciso di ribellarci al loro condizionamento e riavere con noi nostro figlio, anche se devo dire che è stato difficile perchè li ritenevamo superiori. E' stata battaglia feroce perchè non volevano ridarcelo, e quando hanno capito che non potevano più piegarci e se non ce lo lasciavano prendere li avremmo denunciati hanno iniziato a piangere e supplicare, particolarmente mio suocero ha supplicato mio marito dicendo che ce lo avrebbero fatto tenere tre giorni a settimana, di aver pietà di lui perchè Marco era la sua gioia più grande e toglierglielo voleva dire ucciderlo. Ma a quel punto le suppliche non valevano più, e mio marito si è ripreso Marco il quale gli ha subito gettato le braccia addosso e voleva venire di buon grado.

Conduttrice: e adesso come va, con il bambino e i tuoi suoceri?

Concetta: non posso descrivere  la gioia di avere con noi nostro figlio, giocare con lui, impartirgli regole, educazione e valori, metterlo a letto la sera. Mio marito si sta rifacendo di tutte le privazioni, lo porta con se a lavoro, lo porta al parco e a passeggio. Solo ora capiamo la gioia che loro volevano farci perdere, e volevano anche farla perdere a Marco, perchè se avessimo lasciato che lo programmassero a loro piacimento un giorno lui ci avrebbe ceduto suo figlio e a quel punto noi non avremmo potuto rifiutare perchè un bambino ti da tanta felicità. Un giorno avremmo anche noi fatto soffrire lui come loro hanno fatto soffrire noi, quindi meno male che li abbiamo fermati in tempo.

Conduttrice: e i tuoi suoceri come stanno reagendo?

Concetta: Si sono allontanati da noi e anche dal nipote, quando li venivamo a trovare, il bambino voleva abbracciarli e giocare con loro, ma loro lo trattavano con freddezza e di recente non accettano più visite e ci chiudono la porta in faccia e anche il telefono. Questo è indice di quanto davvero amassero Marco, volevano solo usarlo per le loro rivalse.

Conduttrice: ti confesso che mi riesce difficile credere a questa storia, di solito i nonni aiutano i figli e non cercano affatto di deufradarli dei loro diritti; comunque spero che il Signore vi dia forza e coraggio e vi aiuti a rimarginare le ferite, perchè fanno male. Vi auguro che troviate una via per venirvi incontro e ricuciate i rapporti familiari.


Concetta: voglio concludere dicendo una cosa: i veri nonni sono quelli che aiutano i figli a diventare bravi genitori, li rimproverano e li prendono a sberle quando si comportano irresponsabilmente con i nipoti e inoltre cementano i legami familiari creando unione, questi si sono superiori ai figli, perchè li fanno maturare.
Persone come i miei suoceri non sono così, non vogliono davvero fare i nonni, vogliono solo vendicarsi sui figli per errori che loro stessi hanno commesso. Nessuno li ha spinti a commetterli, li hanno commessi per perseguire i loro obiettivi, perchè mettevano al primo posto il loro egoismo e non hanno mai amato i loro figli. Non è stato il bisogno economico ad allontanarli dal contesto familiare perchè altrimenti lavorando si sarebbero sacrificati per i figli, per provvedere loro il necessario, e in questo caso le loro pretese sarebbero comprensibili. Queste persone vogliono inoltre che i figli un giorno si vendichino sui nipoti per quello che hanno fatto loro, sui nipoti che tanto dicono di amare, sottraendo loro il diritto alla cura della prole con la scusa del nonno. Se davvero amassero i nipoti non vorrebbero mai al mondo che figli facessero questo. Si deduce perciò che quello che davvero vogliono è trasmettere di generazione in generazione il loro egoismo e le loro rivalse. Tante famiglie non capiscono l'errore che fanno a mettere a capo gente così, noi lo abbiamo capito solo dopo tanto tempo. Vorrei che qualcuno imparasse dalla nostra storia e mettesse giudizio per tempo.

Conduttrice: vi auguro che la madonna preghi per voi e vidia, grazia, concordia, pace e serenità in famiglia.

COSI' SI CONCLUSE LA TELEFONATA, E IO MI MISI A RIFLETTERE, E ANCORA OGGI STO RIFLETTENDO!

sabato 9 luglio 2011

Attenzione, fovorisce l'insorgenza della fame!


A stimolare l'appetito a volte basta guardare delle belle immagini, come questa ad esempio. Il soggetto ritratto è così dolce che....personalmente lo metterei in forno.

mercoledì 6 luglio 2011