giovedì 31 marzo 2011

Arcadia A la fortezza perduta-parte seconda


I cinque coraggiosi soldati si separarono e così Max si infilò in un condotto per l'aerazione. Aveva intenzione di sbucare direttamente sulla plancia a, da dove gli sarebbe stato più facile raggiungere il sancta sanctorum e fermare la feroce follia di Sargon. La forza di un falco nero era ampiamente superiore a quella umana, tuttavia era impensabile che potesse sostenere uno scontro corpo a corpo con un automa ribelle o un Dexar, perchè gli automi oltre ad essere potenti macchine erano anche cambiati e potenziati dal super fluido. Mentre invece i Dexar erano mostri nati da una mistura di super fluido e Methyclon, quindi avevano una forza più che doppia rispetto ad un super soldato.
Max sapeva che doveva schivare il più possibile tali avversari e colpirli con il bazooka laser, quindi strisciava silenziosamente nella speranza di non esser visto. Da una grada vide con orrore uno degli automi assassini, che pattugliava il corridoio sottostante ed emetteva degli orribili suoni, come stridii di lamiera. Tutto in esso ispirava orrore, finanche il modo in cui si muoveva.
Attese immobile che quell'orrore si allontanasse pensando: da ragazzo mi piaceva guardare film horror truculenti, se solo avessi saputo che l'orrore più puro dovevo assaggiarlo dal vivo!
Max ripensò con nostalgia al padre Thomas che lo stava aspettando a casa. Era un uomo straordinario che dopo la sofferta morte della moglie era riuscito a crescere un ragazzo in difficili tempi di penuria, non era mai riuscito a dargli l'amore che solo una madre può dare, ma lo aveva provveduto di tutto e gli aveva trasmesso sicurezza e voglia di confrontarsi, cose che gli sarebbero state necessarie per il mestiere che faceva. Sicuramente stava pregando per lui, anche se non poteva immaginarsi l'inferno in cui si trovava. Se proprio devo morire pensò Max, spero di raggiungere mia madre, ma che sto dicendo io non credo in Dio, quindi queste discussioni non si pongono.
Improvvisamente delle urla disperate lo distolsero da quelle riflessioni.
Un Dexar o un automa aveva preso uno dei suoi luogotenenti. Max si sentì gelare il sangue e riconobbe il malcapitato: Mark un soldato simpatico e allegro che sulla terra aveva lasciato moglie e un figlio piccolo. Con una lacrima Max si disse: perdonami Mark, non posso aiutarti, e continuò la sua marcia. Riuscì a sbucare sulla plancia a e si avviò furtivamente per uno dei tanti corridoi elegantemente colonnati, si avvicinava sempre più al sancta sanctorum quando sentì un respiro caldo e fetido alle sue spalle, si voltò e quasi svenne per l'orrore vedendo un Dexar che emettendo un ruggito gli si avventò contro. Fortunatamente un fulmine globulare colpì il mostro alla testa e lo uccise, Henry un'altro commilitone era intervenuto in tempo. Max si rallegrò e rialzatosi proseguì con lui il tragitto. Giunsero al sancta sanctorum ed entrarono grazie ad una speciale tessera digitale donata a Max da Ivan Maxwell. La stanza era al buio, ma davanti a loro scorsero una mensola in cui una specie di grande coppa di vetro brillava di una luce blu. Era la matrice di super fluido, accanto alla quale splendevano di un chiarore dorato delle fiale di Methyclon 12. I due soldati corsero verso quella celestiale visione, ma improvvisamente Henry urlò di dolore. Un automa a guardia del tesoro lo aveva trafitto al ventre con degli artigli simili a quelli di Freddy Krueger in nightmare. Max colpì il robot con il Bazooka laser, poi lo finì a suon di pugni e calci riducendolo in pezzi, indi si chinò su Henry e gli disse: fatti coraggio, te la caverai, ti prendo una fiala di Methyclon, quando una voce lo interruppe dicendo: non c'è tempo più, non c'è posto più, miseri esseri qui perirete. Era Sargon 3000 che li aveva trovati. Max lo osservò notando che era alto 3 metri e assolutamente spaventoso, somigliava ad un cavaliere medievale corazzato in Titanio.
Sarai tu a morire, elettrodomestico malriuscito, gli gridò coraggioso il capitano e spiccando un salto lo centrò in faccia con pugno. Il colpo sferrato con una forza e violenza bestiali non fece neanche barcollare la macchina assassina, la quale dal canto suo afferrò Max, gli spezzò un braccio e lo lanciò sul pannello di controllo. Henry sanguinante con le sue forze residue prese il bazooka e lo colpì, ma non ottenne nulla. Sargon stava per schiacciare il soldato quando un'altro falco nero intervenne a distrarlo, Lucy una soldatessa coraggiosa e risoluta lo bersagliava con raffiche di raggi laser. Max seppur dolorante si alzò e inserì la scheda digitale nel pannello di controllo, il quale inviò immediatamente il segnale di spegnimento alle macchine ribelli. Sargon cadde in ginocchio, ma prima di spegnersi del tutto disse: se la mia specie perirà si estinguerà anche la vostra, dopo si girò e sparò un laser contro la matrice di super fluido. Ma in quel preciso momento l'Arcadia
A attivò il trasporto iper temporale e tutto scomparve in un lampo blu.

Arcadia A la fortezza perduta-parte prima


Era l'anno 3025 Dopo Cristo e la fortezza

spaziale Arcadia A vagava desolata nello spazio in preda alle macchine
del terrore che ne avevano preso il controllo da un mese.
La fortezza era stata progettata da un eminente scienziato di nome Ivan
Maxwell, era grande come due enormi navi da crociera ed era stata
inviata nello spazio alla ricerca di eventuali pianeti simili alla
terra nella galassia di Andromeda.Da tempo ormai l'umanità aveva
esaurito le risorse naturali, quindi la popolazione era drasticamente
diminuita e viveva in piccole città serra.
Il governo mondiale ormai unico aveva dato il via alla ricerca di nuovi
pianeti da colonizzare ed aveva finanziato la costruzione di tre
grandi navi interstellari capaci di viaggiare nelle pieghe temporali e
di sostentare l'equipaggio per parecchio tempo, per la ricerca di
nuovi pianeti abitabili. Una di queste era l'Arcadia A che al
momento del lancio ospitava mille persone tra cui lo scienziato che la
aveva progettata. Faceva parte dell'equipaggio un gruppo
particolare di soldati chiamati i falchi neri "dal colore delle
loro divise con medaglie d'oro falciformi" questi soldati
venivano potenziati con una sostanza chiamata Methyclon 12, che
dava una forza sovrumana e una grande resistenza al dolore e alla
fatica. Erano stati messi come protettori degli astronauti e
disbrigatori dei lavori più pericolosi. Ivan Maxwell lavorava da tempo
ad un progetto top secret per la creazione di un super fluido in grado
di fungere sia da super carburante, sia da super fertilizzante.
Questo prodotto avrebbe consentito di rinverdire il pianeta Terra e
salvare l'umanità. Nello spazio lo scienziato era riuscito a
mettere a punto la formula del super fluido contribuendo a dar
speranza al mondo, ma aveva commesso una imperdonabile sciocchezza:
aveva sperimentato il super fluido su alcuni automi, tra cui un
potentissimo robot da guerra di nome Sargon 3000. Lo sciocco non
conosceva ancora le potenzialità del suo prodotto, il quale a contatto
con le radiazioni cosmiche aveva donato l'auto consapevolezza e la
volontà alle macchine che quindi, guidate da Sargon, avevano deciso di
ribellarsi ai costruttori e prendere il controllo della nave.
L'equipaggio era stato quindi ridotto da mille a centocinquanta
persone che erano riuscite a sopravvivere nascondendosi alla follia
delle macchine ribelli, si trattava per lo più di soldati e scienziati.
Max Stevenson era uno dei falchi neri e si aggirava tra i corridoi
della grande nave, era un uomo alto con capelli rossi, lineamenti
piacevoli e occhi castani, insieme a quattro colleghi stava cercando
di raggiungere il "sancta sanctorum" della nave, ossia la
sala comandi dove si trovava una sorta di telecomando che permetteva
di spegnere i robot e la matrice di super fluido. Max sapeva che le
macchine ribelli erano sulle sue tracce e doveva guardarsi anche dai
Dexar uomini presi prigionieri da Sargon ai quali era stata
somministrata una mistura di super fluido e Methyclon 12 che li
aveva trasformati in mostri deformi con una irrefrenabile voglia di
carne umana. Max disse ai suoi colleghi: signori è più di un mese che
la fortezza è sotto il controllo di Sargon, dobbiamo recuperare la
matrice del super fluido e spegnere i robot, solo così riusciremo a
tornare sulla terra. A tal fine ci divideremo e prenderemo strade
diverse verso il comando principale, questo disorienterà!
i robot e darà ad almeno uno di noi la possibilità di svolgere la
missione. Guardatevi dai Dexar e sopratutto da Sargon che ci sta
cercando di persona.

mercoledì 30 marzo 2011

IL BABAU




C'era una volta una donna sola e infelice di nome Silvia, che aveva un figlio di nome Marc, un ragazzo dodicienne con occhi azzurri e lunghi capelli ondulati e neri, nato dalla sua relazione con un bel gentiluomo di nome Herman morto di tisi.

Silvia viveva con Marc in una grande casa di campagna e conduceva vita solitaria, per questo tutti la chiamavano la vedova della collina, e il figlio Marc cresceva in solitudine e non aveva amici, tranne forse i governanti. Silvia non sapeva che Marc era destinato a fare grandi cose e portare un gran bene al mondo, per questo il re delle ombre una maligna creatura che viveva in un mondo di desolazione e oscurità e voleva portare tristezza agli uomini, lo odiava e voleva che morisse; e perciò ingaggiò un sicario infallibile un babau di nome Alder.
Esternamente Alder amava presentarsi come un bell'uomo vestito di nero, con occhi blu e capelli bruni, senza nulla di orribile o maligno, dentro era un mostro che poteva assumere le sembianze di chi voleva e colpiva i bambini, solitamente spuntava dal buio o dagli armadi e aggrediva all'improvviso le sue vittime, ma stavolta voleva giocare un po' per conoscere quello che gli esseri umani chiamano sentimenti; quindi adescò Marc mentre passeggiava solo in un giorno di nebbia presentandosi a lui come un bravissimo prestigiatore, facendogli vedere piccole magie lo divertì molto e promettendogli di tornare tutti i giorni alla stessa ora, poco a poco gli divenne amico e si guadagnò la sua fiducia.
Guardando nel cuore del ragazzo comprese che ciò che gli mancava di più era il padre perduto, così iniziò a simulare il comportamento e la personalità che il padre Herman avrebbe avuto e ottenne non solo la fiducia ma anche l'amore del ragazzo che lo nutriva e gli dava una sensazione di potenza e euforia come una droga, così il mostro continuò il suo gioco per un certo tempo non sapendo l'errore che stava commettendo. Al re delle ombre però servivano oro e gioielli della cui lucentezza si nutriva e voleva inoltre il cuore di Marc e faceva al suo sicario pressante richiesta di queste cose. Perciò un giorno Alder spinse con l'inganno Marc a trafugare da casa il portagioie della madre e recarsi con lui in una vecchia casa abbandonata, così avrebbe potuto prendere l'oro, uccidere il ragazzo e fuggire indisturbato.

Però proprio quando fu sul punto di compiere la missione qualcosa lo bloccò e non riuscì a colpire Marc, così per non fargli sospettare nulla gli disse di riportare subito lo scrigno dove l'aveva preso prima che qualcuno si accorgesse perché voleva solo esaminare i gioielli, gli diede una moneta d'oro e gli ordinò di andarsene subito da quel luogo.
Quando il ragazzo se ne fu andato lanciò un urlo di rabbia che risuonò come un ruggito e si rifugiò nel buio domandandosi cosa gli stesse accadendo.



Nella bieca oscurità di quella casa fatiscente Alder stava rintanato a rimuginare non riuscendo a capacitarsi di cosa potesse aver fermato la sua mano, anzi le sue affamate fauci. Quel bambino era nelle sue mani, poteva agevolmente mangiarlo e prendere il portagioie, ma qualcosa glielo aveva impedito, non qualcosa di esterno perché il ragazzino era del tutto indifeso, era stato qualcosa che veniva da lui, da dentro, una specie di sensazione mai provata prima.
Improvvisamente una voce terribile lo richiamò: era il re delle ombre che gli ricordava che il nebbioso e freddo inverno stava per terminare, poi il sole di primavera avrebbe reso più difficile il suo compito, perciò doveva sbrigarsi oppure sarebbero stati guai per lui. Allora Alder preoccupato interrogò la scatola dei presagi, un vecchio talismano che rivelava i segreti e ne udì il responso: Tu in tutto questo tempo, simulando un comportamento paterno ti sei divertito a nutrirti dell'amore del ragazzo, perché come una droga ti da un senso di euforia e grandezza. Ma questo sentimento ora combinandosi con i tuoi poteri, ti sta crescendo dentro come un cancro finchè non si impadronirà completamente di te e ti tramuterà in ciò che hai imitato: un essere umano con dei sentimenti.

Al sentire ciò Alder ebbe un brivido di terrore.

Taglia corto con questo gioco è pericoloso, concluse la scatola, Elimina subito il ragazzino.

Il giorno dopo Alder chiamò di nuovo Marc con l'intento di attirarlo nella vecchia casa, ma il fanciullo gli venne incontro con un album di foto di famiglia e incominciò a sfogliarlo.
Alder notò che era intriso di emozioni, sentimenti, ricordi, amore e non resistendo allo stimolo non potè fare a meno che prenderlo in mano e assorbire quelle energie che lo pervasero completamente. Così anche quella giornata trascorse tra piccole magie, giochi e svago e alla fine Marc tornò a casa sano, salvo e divertito.
Ma di notte Alder si intrufolò in casa di Marc ed entrò nella camera del ragazzino con un affilato coltello; ma proprio quando stava per colpirlo sentì di nuovo la stessa sensazione che lo aveva fermato prima, stavolta ancora più forte e intensa e per giunta strane gocce caddero dai suoi occhi. Completamente impossibilitato ad assolvere il suo compito svanì e urlò di rabbia tutta la notte per le campagne. Il giorno dopo incontrò di nuovo Marc e lo portò in riva ad uno stagno dicendo di volergli mostrare un'altra magia, quindi prese per mano il ragazzo e con sua somma meraviglia iniziò a camminare con lui sull'acqua, si avviò verso il centro dello stagno e li avrebbe lasciato andare la sua mano facendolo affogare. Ma improvvisamente il ragazzo gli diede in regalo un ciondolo che portava al collo che conteneva una piccola foto del padre, Alder lo prese e sentì come una fiammella accendersi dentro di lui, quindi dopo un po' riportò il ragazzo a riva e lo fece andare a casa.
La trasformazione era ormai completa e adesso in Alder, grazie a Marc si era incarnato lo spirito del defunto Herman. Ovviamente non poteva più compiere la sua missione e a breve il suo padrone lo avrebbe eliminato, pensò però di compiere un atto d'amore verso il bambino eliminando il nemico che voleva ucciderlo, desiderava tanto poter stare con lui e accompagnarlo nella crescita, sostenere e riavere con se la sua mamma vedova che un tempo era stata sua moglie ma non poteva perché adesso non era più un uomo. Allora iniziò a piangere a dirotto e le sue lacrime divennero gemme preziosissime più belle dei diamanti e riempirono un baule. Il giorno dopo Alder incontrò di nuovo Marc e gli disse che voleva fargli un regalo, però prima lui avrebbe dovuto portargli un po' di cherosene che i domestici usavano per la caldaia, il ragazzo ubbidì e gliene portò una bottiglia piena. Allora Alder gli diede un baule pesante e una corda per trascinarlo fino a casa, gli disse di non aprirlo e non permettere a nessuno di toccarlo finchè non fosse pervenuto alla madre; poi con un nodo in gola gli tagliò una ciocca di capelli e gli disse che doveva andarsene per sempre.


No, no no e poi no, iniziò a strillare il bambino. Non voglio che vai via, tu sei il mio unico amico e se te ne vai io sarò di nuovo solo come prima.


Allora Alder gli disse: Marc purtroppo nella vita esistono gli addii, nessuno li vorrebbe però accadono. Tu sei ancora ragazzo ma crescendo capirai e imparerai a sopportare la perdita di tante persone, quando davvero ami qualcuno lui ti resta nel cuore per sempre, poi utilizzò l'ipnosi per calmare il ragazzo e lo costrinse ad andarsene con il baule. Verso sera Alder bevve il cherosene ed evocò il re delle ombre che si presentò furioso e famelico. Il ragazzo è morto, come volevi tu disse Alder, mostrando il ciondolo e una ciocca di capelli. Il portagioie della madre è nella vecchia casa abbandonata, con tanti splendidi monili.


Perfetto disse il re delle ombre. Ti avevo anche detto di portarmi il suo cuore, dov'è?

E dentro di me, volevo vedere cosa si prova ad averne uno, entra in me e lo avrai.

Un cuore tu? Fece il re delle ombre e scoppiò a ridere, poi entrò in Alder e non trovò altro che benzina, ma prima che potesse uscire Alder accese un fiammifero e lo ingoiò. Una fiammata azzurra si sprigionò ed esplose in tante scintille iridescenti. La mattina dopo Silvia aprì il baule che Marc aveva trascinato a casa e lo trovò pieno di gemme preziosissime, più belle dei diamanti, così madre e figlio divennero ricchi e Marc crebbe tra i più grandi agi; quando fu adulto fondò una associazione benefica che si occupava di assistenza ai senza tetto, aveva un'hobby fare giochi di prestigio, cercando di imitare le meraviglie compiute dal suo primo amico, anche se non sapeva chi davvero fosse.
Il mostro trasformista era rimasto vittima del suo stesso gioco e si era trasformato proprio in quello che fingeva di essere: un genitore capace di dare la vita per il suo piccolo, la peggior punizione per aver fomentato illusioni in un bambino orfano.

La tremenda profezia (seconda parte)




Erano passati molti anni dallo sterminio dei cavalieri fatei, e adesso il mondo di Anec era molto cambiato: non c'erano più tanti staterelli disuniti e a volte in contrasto tra loro ma un unico e immenso impero che riuniva i vari popoli sotto le medesime istituzioni e una unica bandiera. Una situazione che sembrava positiva, ma non lo era perché i popoli erano governati con leggi maligne e il pugno di ferro e la bandiera che seguivano era quella della schiavitù.
Adesso tutti erano costretti a sottostare ai decreti infami dell'imperatore Parsek il più potente maestro oscuro mai esistito, più potente del suo maestro Plesius perché riusciva a fare cose che nessun cavaliere oscuro aveva mai fatto: poteva scatenare tempeste e cataclismi naturali, diffondere malattie e uccidere chiunque a distanza di chilometri con la sola forza del pensiero. Inoltre disponeva di una banda di cavalieri oscuri e di un esercito di soldati ben equipaggiato. La sua residenza era nel palazzo che prima era stato sede del consiglio fateo e da lì Parsek governava da signore incontrastato come aveva sempre sognato. Nessuno sognava di ribellarsi a lui, e chi ci provava di solito faceva un brutta fine che scoraggiava altri oppositori
Un giorno l'imperatore ricevette una visita graditissima: i suoi figli Quasar e Melinda adesso diciottenni erano venuti a stare con lui. Con slancio e commozione li strinse a se suscitando stupore nei suoi discepoli che si meravigliarono di come un uomo tanto crudele potesse avere simili sentimenti, ma il loro signore era felicissimo e non si curava di nessuna etichetta.


Parsek dispose che sua figlia Melinda venisse educata nelle lettere, nella filosofia, negli affari di governo e nell'erboristeria come conveniva ad una futura imperatrice; mentre di sua mano iniziò Quasar alle arti della cavalleria oscura per farne un cavaliere simka e completò il suo addestramento nel giro di cinque anni, i più felici della sua vita. Per associare a se i figli nel governo l'imperatore li faceva assistere alle udienze, alle pubbliche amministrazioni e persino alle esecuzioni, ma non si accorse che i due giovani, pur amandolo molto erano disgustati dalla malvagità con cui amministrava l'impero, questo perché la fata Arminenda con il rituale del battesimo aveva inculcato il bene nei loro cuori.
Un giorno Quasar domandò al padre il permesso di stabilirsi per un certo tempo nel palazzo dei boschi del nord, perché si sentiva stressato e confuso e aveva bisogno di tranquillità. Parsek si addolorò perché intuiva che al figlio non piaceva stare con lui, tuttavia dopo averlo salutato con affetto gli concesse di fare ciò che voleva e si avvicinò maggiormente alla dolce Melinda. Poco dopo vi fu una violenta ribellione nelle province del sud e Parsek mobilitò al massimo le forze militari e i suoi cavalieri oscuri per sedarla, facendo finire tutto in un bagno di sangue. Melinda rimase terribilmente scossa dall'accaduto e per dieci giorni non volle mangiare. Il padre riuscì a stento a tranquillizzarla e farla ragionare dicendo che come governante doveva comportarsi per forza con durezza, perché quel che davvero contava era garantire un impero forte e unito al suo popolo e dunque lui stava facendo il bene di tutti.
Dopo questi fatti la situazione fu sostanzialmente tranquilla per due anni, la principessa Melinda provò a raddolcire il carattere duro e dispotico del padre, ma scoprì che neanche lei poteva rimbonirlo e ispirargli sentimenti di pietà.
Ma una notte Parsek fece un incubo in cui il suo precedente maestro Plesius lo avvertiva che dalla sua casa stava per sorgere una grande rovina e doveva prendere provvedimenti se non voleva raggiungerlo nella casa della morte. Poco dopo fu rubato da un tempio un potente talismano: la pietra di Anastasis, e alcuni simka vennero eliminati. Parsek cominciò a riflettere perché sapeva che l'unico essere che poteva eliminare un simka era un cavaliere fateo, sapeva che un solo cavaliere fateo era sopravvissuto alla terribile purga da lui attuata: un certo Rexenis, ma questi non aveva mai dato problemi e nessuno sapeva dove fosse. Dopo di ciò Melinda chiese il permesso di andare nel palazzo dei boschi del nord per convincere il fratello a tornare. Il padre le accordò il permesso, ma la ragazza nel salutarlo lo abbracciò così forte da fargli quasi male e lo ricoprì di baci e carezze come non dovesse rivederlo più. Parsek le domandò perché fosse triste e cosa non andasse ma non ricevette risposta.

Alcuni giorni dopo di buon mattino Parsek udì un clamore provenire dal cortile del palazzo, si affacciò e vide con orrore indicibile Quasar e Rexenis che stavano guidando una insurrezione e eliminavano abilmente i suoi generali simka. Allora in quel momento capì tutto: I suoi figli erano stati manipolati da Arminenda e volevano deporlo, Quasar aveva passato quei due anni a farsi istruire da Rexenis sulle arti della cavalleria bianca e a pianificare la rivolta mentre Melinda lo aveva tenuto calmo. Era stato proprio uno sciocco a fidarsi di Arminenda.Da solo aspettò nella sala del trono che l'infame destino che lo voleva sconfitto dal figlio si avverasse, finchè Quasar entrò. Dopo che i due si furono guardati con le lacrime agli occhi Parsek disse: Sei venuto a depormi Quasar? Dovrai uccidermi, su vieni avanti figlio mio scannami, scanna tuo padre come si scanna un capretto. Quasar rispose: Non ci saranno più massacri padre, solo libertà, libertà per i popoli di Anec.
I due si combatterono con le spade fantasma i fulmini e il fuoco di sant'Elmo ma Parsek per via della sua esperienza era chiaramente il più forte, poteva chiudere in breve la questione ma il suo cuore non lo permetteva, non poteva recar danno al suo adorato figlio. Improvvisamente un guizzo di luce: la spada fantasma di Quasar trafisse al petto il padre che con un sussulto di dolore cadde a terra. Sconfitto e morente Parsek disse: Figlio, proprio tu dovevi realizzare una tremenda profezia, per il mio e il tuo male e anche ora che mi uccidi posso solo amarti. Ma Quasar rispose: Padre non è la fine, ma un nuovo inizio, e improvvisamente apparve Arminenda che con la pietra di Anastasis salvò Parsek dalla morte e lo mutò in un neonato.
Dopo la ribellione Melinda salì al trono e costituì un senato che rappresentava tutti i popoli dell'impero, e governò saggiamente. Rexenis ricostituì l'ordine dei cavalieri fatei, impegnandosi a riparare il male commesso dai simka e Quasar crebbe Parsek come un figlio e ne fece un abile e leale cavaliere fateo. Secoli dopo questi fatti il mondo di Anec scomparve e iniziò il nostro.


La seconda tremenda profezia si era avverata tranne che nella sua ultima parte, perché al di là del bene e del male padre e figlio si amano.


La tremenda profezia (prima parte)


Milioni di anni fa, prima che esistesse il mondo di oggi esisteva un mondo surreale e magico di nomeAnec, dove i sogni più incredibili potevano divenire realtà. In questo mondo esistevano creature mitologiche che vivevano accanto agli uomini, c'erano molti piccoli re locali che governavano terre e popolazioni con leggi proprie a volte giuste a volte crudeli; e anche allora c'erano strenui difensoridegli uomini e della vita: i cavalieri fatei, specie dimaghi riuniti in un piccolo ordine che usavano cavalli fantasma e spade di energia generati dal potere del loro pensiero e conoscevano incantesimi vari. Alcuni di loro potevano anche divenire malvagi e compiere atti spaventosi e criminali per questo venivano radiati dall'ordine e definiti simka, cioè rinnegati o delinquenti.

I cavalieri fatei avevano due profezie che custodivano da secoli: la prima riguardava una grande rovina e prevedeva che un giorno un simka avrebbe preso il potere, sconfitto i cavalieri fatei e creato un impero di dolore e schiavitù, la seconda riguardava la redenzione del mondo e consisteva in tre parti: prima in un mondo corrotto dal male sarebbe nato un liberatore dal cuore puro, seconda dal male che infesta il mondo avrebbe tratto potere e conoscenze che avrebbe convertito in bene per poi liberare Anec compiendo un atto terribile, terza non avrebbe preteso di regnare ma anzi avrebbe portato nel suo cuore per tutta la vita un tremendo dolore. Questo racconto è la storia di come queste due profezie si avverarono

In un piccolo villaggio nacque un giorno un bel bambino di nome Parsek che rimase orfano e unico sopravvissuto a causa di una banda di briganti che devastarono il suo villaggio e ne uccisero gli abitanti. Venne raccolto da una fata di nome Arminenda che lo svezzò con latte soprannaturale e lo crebbe nel suo bosco incantato. A dieci anni venne affidato ad un cavaliere fateo di nome Mylvius, famoso per il suo valore che lo prese come apprendista e scudiero cercando di insegnargli le arti della cavalleria bianca "la disciplina magica dei cavalieri fatei" e il codice di giustizia per cui questi eroi si distinguevano. Il bambino però era molto più interessato alle pratiche magiche che non al codice d'onore e nella sua testolina immaginava ben altro che combattere senza lucro e difendere innocenti, ma seppe tenere segrete le sue reali aspirazioni e imparò bene le lezioni impartitegli. Quando Parsek ebbe quindici anni il suo maestro dovette affrontare un terribile drago chiamato Veesnar che predava uomini e distruggeva città mentre lui rimase in disparte ad osservare da lontano perché non sufficientemente preparato. La battaglia fu aspra e terribile e alla fine sia il drago che Mylvius rimasero uccisi, ma Parsek non si addolorò molto per la perdita del maestro e dopo averlo seppellito bevve il sangue del drago per assimilarne la forza e poi andò a cercare un vecchio cavaliere simka dalla brutta fama di nome Iridan Plesius ben noto per aver fatto saltare in aria un intero villaggio con un colpo solo. Questi notando la perfidia latente nel giovane accettò di completare il suo addestramento con le arti della cavalleria oscura, cioè la versione corrotta e maligna dell'insegnamento dei cavalieri fatei. A venti anni il giovane Parsek divenne un cavaliere oscuro e si congedò dal suo maestro, aveva intenzione di conquistare il mondo intero ma sapeva che i cavalieri fatei potevano eliminarlo e gli serviva qualcuno presso cui trovare protezione; così si mise alle dipendenze di una creatura orribile e spietata dalle sembianze semi leonine di nome Armares che discendeva dagli antichi titani ed era a capo di una terribile congrega di criminali. Costui lo accettò e lo nominò capo dei suoi sicari e ogni volta che voleva intimidire qualche regno o eliminare dei nemici inviava Parsek a rapinare, incendiare, mutilare e uccidere; si riteneva molto soddisfatto del suo tirapiedi perché apparentemente veniva servito benissimo.

In realtà il giovane e spietato simka stava usando Armares e in segreto insieme a Plesius si era scelto tra i servitori del titano alcuni giovani che iniziava alle pratiche oscure dei cavalieri rinnegati in breve tempo grazie a pozioni fatte con il sangue di Mylvius che aveva conservato in alcune ampolle.
Un giorno Armares ordinò a Parsek di rapinare e distruggere un regno il cui re di nome Merovis appartenente ad una importante dinastia, in passato lo aveva sconfitto e umiliato. Così a capo di una banda di delinquenti e mostri Parsek invase il regno scatenando una feroce guerra e insieme a Plesius sconfisse l'esercito reale e tre cavalieri fatei chiamati Adenar, Berseker e Mithrenal che difendevano la famiglia reale e infine uccise lo stesso re Merovis.
Nella battaglia il maestro Iridan rimase ucciso per proteggerlo dai temibili attacchi dei tre cavalieri avversari, ma Parsek non se ne curò molto anzi era contento per aver raccolto un consistente bottino di beni e schiavi e aver preso prigioniera la giovane figlia del re chiamata Luzinda di cui però si innamorò e quindi la tenne nascosta al padrone dicendo che era sfuggita. In seguito Parsek grazie ad un filtro d'amore sedusse Luzinda e la ingravidò, nei nove mesi di gravidanza dovette tener calmo Armares che pretendeva che la principessa della dinastia degli Emerovei venisse trovata e uccisa. Al termine dei nove mesi Luzinda morì di parto perché Parsek era lontano da lei in missione ma riuscì a dar la vita a due bellissimi gemelli un maschietto e una femminuccia che suscitarono per la prima volta in Parsek sentimenti d'affetto e attaccamento.
Per calmare definitivamente il suo padrone Parsek decapitò con enorme dolore il cadavere di Luzinda e ne portò la testa a Armares. Poi di nascosto prese i due figli avuti dalla infelice principessa e li portò nel bosco incantato in cui era cresciuto presentandoli alla fata che lo aveva allevato e chiedendole di allevarli.
Arminenda disse: vattene spregevole traditore, non alleverò la prole di un simka.
Parsek rispose: venerabile madre mia, questi due bambini di nome Quasar e Melinda sono l'unico lascito della dinastia degli Emerovei che tu hai sempre amato, sono insidiati da Armares che li ucciderà di certo se scoprirà la loro esistenza. Ora io ti chiedo non per riguardo a me, ma per il sangue emeroveo che hanno nelle vene e per la loro innocenza di metterli al sicuro, allevarli e salvarli.
La fata parve raddolcirsi e prese i bambini, ma quando il padre se ne fu andato li battezzò con un rituale che li predestinava al bene e a combattere l'oscurità, mentre Parsek decapitò a tradimento Armares e divenne capo della sua organizzazione, poi con la sua banda di delinquenti e i simka che aveva addestrato penetrò nel palazzo del consiglio dei cavalieri fatei e li uccise tutti.
Così si avverava la prima profezia, l'impero simka stava nascendo.

giovedì 10 marzo 2011

Disillusione



Come una bandiera strappata che appesa ad un ramo ondeggia al vento desolata,
segno inequivocabile che ogni speranza è stata abbandonata,
tale è la sensazione di pura desolazione che al cuore porta la disillusione.
Ho sperato, lottato, pregato e perseverato, ma non sono stato ripagato.
Parole di delusione che vengono da chi ha sperimentato questa amara sensazione.
E' come guardare un cielo oscuro dove le stelle si spengono una ad una.

mercoledì 9 marzo 2011

IL WURSTEL BALLERINO


In un paesino in provincia di Milano viveva un ragazzo di 28 anni chiamato Marco, abitava da solo perchè non aveva genitori o fratelli e lavorava come bidello, era depresso perchè era uscito da poco da una relazione finita male e per giunta aveva pochi amici. Una domenica pomeriggio che non aveva voglia di uscire, prese un dvd dai suoi preferiti, si scaldò una tazza di cioccolata e prese un pacchetto di piccoli wurstel Vismara di pollo , indi si mise sul divano davanti alla tele per far merenda. Trangugiò la cioccolata con gli occhi fissi allo schermo, poi con le forbici aprì il pacchetto, ma quando ne estrasse il contenuto rimase sconvolto perchè fra tre wurstel assolutamente normali ce n'era uno con una buffa testolina dalle fattezze umane.
Marco lo osservò attentamente e iniziò a palparlo perchè credeva che la testolina fosse di plastica, ma scoprì con orrore che era di carne, con capelli rossi, lineamenti maschili e giovanili, con un pò di barba. Improvvisamente il wurstel aprì gli occhi e sorrise a Marco, il quale spaventato lanciò un urlo e lo buttò via. Il buffo esserino caduto a terra emise un gemito come ohi ohi, ma poi si alzò e iniziò a saltellare sul gambo andando verso Marco e saltandogli sulle spalle. Marco gridando a più non posso lo scrollò e poi iniziò a correre per la casa inseguito dall'essere che sorrideva ed emetteva strani versi tipo: hi he, wui wui. Si chiuse in cucina e col cellulare chiamò la polizia dicendo concitato che un wurstel vivo lo stava aggredendo. Il poliziotto rispose ridendo che un pò di caffè amaro con succo di limone avrebbe fatto passare la sbornia e riattaccò il telefono.
Allora Marco, dopo alcuni minuti di dubbio circa la sua sanità mentale, si armò di una scopa e con un urlo da visigoto si precipitò in salotto, e trovando il wurstel davanti alla tv si mise ad inseguirlo tentando di schiacciarlo. L'esserino saltellando scappava disperato, finchè intrappolato in un angolo capì di non poter sfuggire e allora prese a piangere a dirotto, emettendo goccioline dagli occhietti blu. Marco vedendolo piangere in quel modo capì che la creatura era inoffensiva e incapace di aggredire, così abbassò la scopa e prendendolo delicatamente lo mise in una scatola, poi iniziò a riflettere sul cosa fosse quel coso, da dove venisse e cosa avrebbe dovuto fare lui. Forse si trattava di un alieno venuto da Wurstel Planet, o era un wurstel stregato, oppure era un orribile esperimento di ingegneria genetica. Ma perchè si trovava in un pacchetto in vendita al super market e sopratutto lui cosa doveva farci? Di mangiarlo non se ne parlava, chi mangerebbe un wurstel vivo con una testa? Doveva invece mostrarlo al mondo, così sarebbe balzato agli onori delle cronache, confortato da questo pensiero aprì la scatola e vide che il wurstel gli sorrideva e gli leccava le dite. Provò istintivamente pietà per quel coso sapendo che probabilmente sarebbe stato divisezionato, decise perciò di tenere per un pò in casa quel fenomeno da baraccone per capire cos'era. Lo mise sul tavolo iniziando ad esaminarlo e notò che il cosino aveva varie capacità: Capiva quel che gli veniva detto e rispondeva si o no a cenni, guardava con interesse la tv e gradiva o disdegnava certi programmi, sapeva leggere e distinguere gli oggetti e percepiva gli odori, ma sopratutto amava la musica e quando Marco metteva un cd o accendeva la radio, si esibiva in danze e capriole. Non avendo però braccia o mani mancava decisamente di capacità pratiche, inoltre non potendo parlare comunicava difficilmente. Marco iniziò a trovare gradevole quell'essere, malgrado fosse estremamente grottesco decise di tenerlo con se per un pò, ma era intimorito perchè non sapeva di cosa si trattava esattamente. Scoprì che l'esserino doveva essere tenuto in frigo, avvolto in un sacchetto di plastica fina, a temperature non troppo fredde, poteva mangiare e bere e ne aveva anche bisogno, Marco lo capì quando mettendosi a cena vide il wurstel leccarsi i baffi e saltare nel piatto, gli offrì allora un pò di pancetta di cui la creatura mangiò un cubetto, leccò poi un pò d'acqua caduta sul tavolo. Richiedeva continue attenzioni, voleva essere coccolato e stare sulle spalle, mentre si arrabbiava se veniva ignorato così dava disturbo e strillava persino, inoltre si rattristava quando Marco andava a lavoro chiudendolo tutto solo nel frigo. Restava poi terrorizzato se nel menù del ragazzo vedeva wurstel o salsicciotti e si rintanava in un angolino tremando di paura
Marco comprese che non si trattava di un essere cattivo, era certamente grottesco e ridicolo, ma infondo era solo un essere diverso e bisognoso di cure che non aveva nessuna colpa per essere quel che era. Tutto e tutti potevano danneggiarlo e distruggerlo perchè era indifeso quindi da solo non poteva sopravvivere, forse per questo motivo si era attaccato a lui fin dal primo momento che lo aveva visto. Poteva essere avvenuto una specie di imprinting che lo portava a considerare il ragazzo come un mammo. A Marco ormai non interessava più da dove veniva e chi lo aveva creato, sapeva solo che quel buffo esserino aveva bisogno di lui per esistere, quindi era suo. A rivelarlo al mondo neanche più ci pensava, voleva tenerlo per se come un esotico animaletto da compagnia, e lo chiamò Jerry. Ogni giorno, tornando da lavoro andava in frigo a svegliare Jerry, gli dava da mangiare e da bere, guardava la tv con lui, ogni tanto lo metteva in una tasca del cappotto e usciva a fare una passeggiata mostrandogli il mondo esterno e la sera metteva musica e si divertiva a vederlo ballare e saltare contento fin quasi al tetto; poi lo metteva di nuovo in frigo per la notte. Il wurstel vivente era assai affezionato a Marco e quando il suo squinternato padrone perdeva qualcosa lui la cercava e gli indicava come trovarla, nonostante non sapesse parlare sapeva esprimere emozioni e concetti, e pur non sapendo fare molte cose da se cercava sempre di tornare utile.
Una sera Fabio, un cugino di Marco che veniva da Milano venne in paese e andò a trovare il suo parente, trovò la porta aperta perchè Marco aveva scordato di chiuderla ed entrato in casa si diresse verso la cucina perchè sentiva musica provenire da lì. Aprì la porta e rimase di stucco vedendo il cugino che osservava divertito un wurstel con la testa da omino che saltava da solo, e dopo un pò cacciò un urlo che fece notare a Marco la sua presenza. Marco preso alla sprovvista non seppe cosa dire, mentre invece Jerry si avvicinò a Fabio sorridendo e prese a saltellare davanti a lui. Fabio terrorizzato si mosse pian piano, finchè non prese un coltello e afferrato di scatto Jerry lo tagliò in 2 gridando: crepa creatura del male! Il wurstel emise un grido: oooohhhhhh, poi cadde a terra esanime. Marco gridò: noooo Fabio che hai fatto? Il mio Jerry... tu lo hai...tu lo hai ucciso!
Il tuo...il tuo Jerry, che significa? balbettò Fabio. Tu tenevi quel mostricino in casa, sei tutto pazzo.
Lui voleva...lui voleva solo ballare disse Marco, cadendo in ginocchio davanti al salsicciotto e iniziando a singhiozzare.
Tu sei indemoniato, gridò Fabio. Io scappo e nella tua casa stregata non ci metto più piede. Così se ne andò di corsa.
Marco passò tutta la notte a guardare singhiozzando quel corpicino esanime, la testolina pallidissima con gli occhi chiusi e la bocca semi aperta, finchè rassegnatosi lo bruciò e seppellì le ceneri nel terriccio di un vaso da fiori.
Tornò al supermarket dove aveva preso la confezione con Jerry e ne prese molte altre, ma non trovò altri wurstel viventi. Jerry era unico e irripetibile.
Povero piccolo amico, così fragile e diverso da qualsiasi altra creatura al mondo, era rimasto comunque annientato dalla umana ignoranza, nonostante il suo padrone facesse di tutto per proteggerlo e non sarebbe mai più tornato a rallegrare le sue giornate.
Un'altro dei tanti affetti perduto. Il fiore appassito non torna a fiorire.


giovedì 3 marzo 2011

CRONACHE DI UN MONDO PERDUTO - parte seconda


PROLOGO
L'esercito liberatore giunse nelle province dell'est ai piedi dei monti Zavos. Lì vicino si trovava una piccola città chiamata Sermy, proprio questo piccolo centro era stato occupato da Zernames che insieme a Rezna si era stabilito nel palazzo reale e aveva imprigionato gli abitanti del luogo. Il re Zedric si era accampato con le sue truppe tutt'intorno alla città in modo da formare una difesa. Barnaby che osservava la situazione dall'alto di un monte capì che sarebbe stato arduo sbaragliare i Karvezi per entrare nella città, e anche se ci fossero riusciti avrebbero dovuto affrontare Zernames uno degli antichi titani, senza parlare di Rezna che era assai pericoloso. Sconfortato tenne consiglio con i due compagni per vedere il da farsi. Sylvus elaborò una strategia che prevedeva che lui avrebbe guidato le truppe all'assalto dei Karvezi sostenuto da Alma, mentre Ralk e Plesius si sarebbero occupati di Zernames e Goren. Ralk e Plesius convennero ma Alma obiettò che lei doveva preservare Plesius dal suo destino. Sylvus le rispose che un dovere superiore la obbligava a sostenere lui per il bene di tutti, ma la ragazza continuava ad opporsi. A quel punto Iridan intervenne e condusse con se Alma fuori dalla tenda, la prese per mano e le disse: Alma se io sono divenuto cavaliere fateo è perchè voglio vedere il mio prossimo ridere e per combattere chi ama farlo piangere. Chi fa piangere gli altri è in quella città e io ho il dovere di fronteggiarlo come prevede lo statuto del nostro ordine. Persone come noi hanno accettato privilegi e rischi quando si sono unite ai cavalieri fatei, perciò non ha senso che tu adesso voglia guardarmi da un rischio del mestiere, perchè riguarda anche te e tutti quelli che sono venuti qui.
Alma rispose: Iridan nessun'altro era nella mia visione se non tu. Io mi preoccupo di tutti ma quello in pericolo ora sei tu!
Se non io allora chi preferisci che muoia Barnaby o Sylvus? E' certo che molti non torneranno vivi da questa guerra e dobbiamo accettarlo anche se è un tormento terribile. Io sono uno tra i più qualificati per questa missione altrimenti non sarei stato scelto.
La ragazza continuò : Chi ti ha scelto non vede ciò che vedo io, solo io vedo il destino e non vorrei.
Io non credo nel destino disse Iridan, non ci ho mai creduto, ed in ogni caso se esiste e ha decretato la mia ora tu non puoi salvarmi e se anche ci riuscissi potrebbero esserci conseguenze spiacevoli. Perciò non aiutarmi non voglio che tu lo faccia.
Alma rimase scossa, poi visibilmente risentita disse: va bene, corri pure incontro al tuo destino che è inevitabile per gli stupidi come te! Poi si allontanò rabbiosa.
LA BATTAGLIA
Eliminata l'opposizione di Alma La strategia di Sylvus venne approvata, perciò al tramonto del sole, quando meno Zedric si aspettava un attacco, Sylvus si mosse all'assalto ed evocò contro i Karvezi un antico incantesimo del suo ordine: la notte fatea, che disorientava il nemico impedendogli di sentire e vedere gli avversari. La carneficina iniziò e centinaia di karvezi morirono trafitti da nemici che non riuscivano a vedere. Sylvus e Alma repressero il vomito, perchè le uccisioni erano odiose ai cavalieri fatei, ma c'era da scongiurare una grave minaccia e dovevano sopportare. Ad un tratto qualcosa come un fulmine o un turbine si abbattè sulle schiere di Sylvus rompendo molti soldati in mille pezzi, era Zedric che non risentiva minimamente dell'incantesimo ostile e invulnerabile alle armi umane, grazie alla benedizione di Zernames, massacrava i nemici con facilità irrisoria. Sylvus si lanciò contro di lui combattendo con la spada e lo scudo fantasma, e dopo aver penato molto riuscì a trafiggerlo al fianco. Lungi dal morire il re barbarò si trasformò in un orrendo mostro e ferì gravemente Il valoroso cavaliere fateo, poi con la bava alla bocca si avventò contro la terrorizzata Alma, ma prima che potesse sbranarla venne decapitato da una scure fantasma lanciatagli contro da Sylvus; il quale dopo si accasciò esanime. Intanto Iridan e Barnaby riuscirono a penetrare in città con le loro truppe, ma videro con orrore centinai di Zombi affamati che si lanciarono sui soldati sbranandoli. Erano i defunti di Sermy che erano stati trasformati in cadaveri assassini da un maleficio di Goren Rezna. Per evitare di essere uccisi o infettati i due cavalieri fatei ricorsero a fulmini e fasci di luce, ma queste erano tecniche che richiedevano parecchie energie e stancavano. Barnaby però riuscì a farsi strada e si addentrò nel palazzo principale, trovò Zernames accovacciato altezzosamente nel cortile del palazzo e gli disse con ironia: salve Zerny, che fai di bello e dov'è finito il tuo amichetto Goren? Spero non sia fuggito lasciandoti qui tutto solo!
Il mostro rispose con tono sprezzante: non ho bisogno dell'aiuto di un pidocchio come lui per schiacciare un'altro pidocchio come te! Voi cavalieri maghi non siete nulla per gli antichi titani come me, siete un gradino sopra gli uomini, i quali sono un gradino sopra le bestie, le bestie di cui io sono signore.
Furioso Barnaby lanciò contro il mostro una splendente lancia fantasma, ma questi la sbriciolò con un soffio, poi con una poderosa zampata colpì il cavaliere fateo, infranse il suo scudo fantasma e lo scaraventò contro una colonna rompendogli un braccio. Atterrato e ferito Barnaby si sentiva mancare e non poteva difendersi dal titano che stava per divorarlo, ma Plesius liberatosi degli zombi intervenne e colpì Zernames con una raffica di fulmini. Per nulla scalfito il mostro vomitò contro i due cavalieri un fiume di fiamme, ma Plesius prese l'amico e fuggì. Zernames li inseguì fuori dal palazzo e li invitò alla lotta sicuro della vittoria. Vedendo l'amico ferito Iridan comprese che doveva distrarre la bestia, perciò materializzò una balestra fantasma e saltando acrobaticamente intorno al mostro cominciò a investirlo con una pioggia di dardi. D'apprima divertito Zernames si stancò presto del gioco e dopo aver colpito il cavaliere con una zampata alitò su di lui per tramutarlo in un mostro al suo servizio. Iridan tentò di ripararsi con lo scudo fantasma, ma sentì il corpo intorpidirsi e la vista offuscarsi perchè il terribile potere del titano stava per sopraffarlo. Ma improvvisamente qualcosa come una magnifica aurora colpì il tremendo mostro ad un fianco e lo trapassò da parte a parte. Era Barnaby che ripresosi dalla zampata aveva investito il titano con l'arco delle sette luci, un incantesimo potentissimo e antichissimo, noto solo ai cavalieri fatei più esperti. Zernames emise un ruggito di dolore e di rabbia dicendo: non è possibile che un essere umano sia riuscito a farmi questo! E' una umiliazione insostenibile. Poi si girò verso Barnaby e stava per investirlo con un soffio ardente, ma in quel momento Iridan seppur ferito saltò in groppa al gigantesco animale e disse: hai finito di dire che i cavalieri fatei non possono nulla contro un titano? Zernames la tua superbia ti ha perduto, hai sottovalutato il nemico e non hai prestato la giusta attenzione. Paga ora il prezzo del tuo errore. Detto ciò gli piantò la spada fantasma in testa e lo uccise. Barnaby e Iridan si guardarono commossi, stavano per abbracciarsi quando una ondata di energia oscura li fece volare per aria. Goren Rezna era venuto a finire il lavoro di Zernames. Iridan dolorante rimproverò Goren di essere venuto solo quando loro erano esausti e feriti. Barnaby invece ne deprecò la follia che non risparmiava neanche i defunti. Il malvagio simka rispose: le arti della cavalleria oscura da voi ingiustamente deprecate sono la via per acquisire lo stesso immenso potere dei titani. Io lo ho compreso e sono stato espulso dall'ordine per questo. Ciò detto si avventò sui due cavalieri feriti, frastornò Barnaby con un pugno e si apprestò a finire Iridan, ma proprio quando stava per piantargli la spada nel petto, si ritrovò davanti Alma intenzionata a combatterlo. Fatti da parte bambina, disse Goren, tu non sei un avversario per me.
Non ti permetterò di uccidere l'uomo che amo, rispose Alma, lui deve vivere per me.
I due fecero roteare le loro splendenti spade fantasma, ma Alma ebbe presto la peggio e fu trafitta in pieno petto, cadde tra le braccia di Iridan dicendogli: perdonami non potevo farne a meno. Cosa hai fatto incosciente, esclamò il cavaliere, ti avevo detto di starne fuori!
Non turbarti tanto, aggiunse Rezna, andrete insieme all'inferno, e si apprestò a finirli, quando un dardo spettrale lanciato da Sylvus lo colpì alle spalle. Iridan si alzò e gli disse: tu hai ucciso la donna che mi amava, preparati adesso, non avrò pietà.
Presto Iridan scoprirai di essere peggiore di me, disse moribondo Goren, per te non ci sarà nè l'amore, nè una famiglia, nè il rispetto dei tuoi colleghi, diverrai un mostro odiato e rigettato da tutti, compirai devastazioni e stermini e alla fine preparerai la rovina dei cavalieri fatei. Lo vedrai quando tornerai a casa. Io potevo risparmiarti tutto questo, ma la tua donna me lo ha impedito.
Sta zitto serpente, tuonò Iridan e lo decapitò e così si concluse una delle più importanti guerre del mondo perduto di Anec.
CONCLUSIONE
Dopo la guerra i pochi superstiti tornarono alle loro case, Zernames uno dei titani più potenti era stato annientato, ma la ninfa che aveva preso come sposa gli partorì un figlio di nome Armares che un giorno sarebbe divenuto il terrore delle terre di Anec e avrebbe decretato la rovina di un'importante regno. Barn Ralk si riprese e per via del suo valore fu designato successore del gran maestro; ma un giorno avrebbe visto la rovina del suo ordine. Sylvus Nivenia sposò una nobildonna ed ebbe un figlio di nome Mylvius, che sarebbe stato uno trai i più valenti cavalieri fatei e avrebbe perso la vita combattendo un'altro terribile titano: il drago Veesnar. Quanto a Iridan Plesius, lui ebbe un terribile destino. Quando tornò a casa scoprì il cadavere della sorella Lara. Da tempo la ragazza subiva le molestie di un soldato originario proprio di Sermy, la città che lui aveva liberato, ma non ne aveva mai parlato con il fratello. Mentre Iridan era impegnato in battaglia, il degenerato con due compagni si introdusse in casa della ragazza che abitava sola, la prese con la forza, la massacrò e la uccise. Iridan rimase come inebetito dal dolore per più di un mese, ma alla fine il male si impossessò di lui a causa della rabbia, usò un terribile incantesimo di distruzione proibito: la bombarda simka, per far saltare in aria la città di Sermy e sterminarne tutti gli abitanti, il soldato assassino e la sua famiglia, uccidendo così centinaia di innocenti per tre colpevoli, gli stessi innocenti che prima aveva salvato. Essendo divenuto un omicida plurimo fu dichiarato simka e ricercato dagli altri cavalieri fatei per essere eliminato. Divenne un cavaliere oscuro e da quel giorno avrebbe conosciuto solo il dolore e il rimpianto, ma non sarebbe mai potuto tornare indietro e un giorno avrebbe addestrato il più potente e letale maestro oscuro di tutti i tempi: un ragazzo dai capelli rossi di nome Parsek Avelia, il quale avrebbe annientato il gran maestro Ralk e tutto il suo ordine. Il sacrificio di Alma era servito solo a spedire Plesius verso il suo destino. Lei non aveva mai avuto il dono della precognizione, le era stato donato a sua insaputa da Rezna prima che fosse espulso dall'ordine. Il malvagio cavaliere oscuro aveva previsto il destino a cui lo avrebbe condotto il suo carattere perfido, ma voleva trascinare con se nella rovina uno tra i più valenti cavalieri fatei, e purtroppo ci era riuscito.